ⓘ Dislocazione delle legioni romane

                                     

ⓘ Dislocazione delle legioni romane

Per dislocazione delle legioni romane si intende la cronologia di tutti gli spostamenti delle legioni romane, allinterno di ogni singola fortezza lungo lintero arco delle frontiere dellImpero romano, almeno dalla morte di Gaio Giulio Cesare fino al 337, quando Costantino I lasciò ai suoi tre figli, Costantino II, Costante e Costanzo II ed al nipote Flavio Dalmazio.

                                     

1. Storia

Dislocazione legioni nel 180 d.C.

Sappiamo che alla morte di Marco Aurelio cerano 30 legioni, così come è evidenziato qui sotto nella tabella riassuntiva sulla loro dislocazione nel 180:

Dislocazione legioni nel 235 d.C.

Sappiamo che alla morte di Alessandro Severo cerano 34 legioni, così come è evidenziato qui sotto nella tabella riassuntiva sulla loro dislocazione nel 235:

Dislocazione legioni nel 275 d.C.

Sappiamo che alla morte di Aureliano cerano 37-38 legioni, così come è evidenziato qui sotto nella tabella riassuntiva sulla loro dislocazione nel 275:

                                     

1.1. Storia Il principato di Augusto 30 a.C 14 d.C.

Al termine della guerra civile nel 31 a.C., Augusto rimase unico padrone incontrastato della Res Publica romana. Delle oltre sessanta legioni sopravvissute tra cui molte appartenute allo stesso Antonio, solo 28 rimasero attive dopo Azio, e 25 dopo la disfatta di Teutoburgo. I conti sembrano tornare se consideriamo che le legioni rimaste in attività dopo Azio, comprendevano tra le sue fila 150.000 legionari 5.500 x 28 e che furono mandati in congedo tra il 30 ed il 14 a.C., 120.000/105.000 veterani. La loro somma produrrebbe, pertanto, un totale di 270.000/255.000 armati complessivi al termine della guerra civile, che divisi per il numero di legioni sopravvissute dopo lo scontro finale pari a 60/65 unità, darebbe come risultato 4.000/4.200 armati a legione. In effetti le legioni repubblicane dellepoca di Cesare sembra avessero un numero di effettivi pari a 4.000 circa, mentre dopo la riforma augustea, la prima coorte fu raddoppiata nel numero di armati, portando il totale a 5.500 legionari per unità.

Durante il suo principato furono coinvolte quasi tutte le frontiere, dalloceano settentrionale fino alle rive del Ponto, dalle montagne della Cantabria fino al deserto dellEtiopia, in un piano strategico preordinato che prevedeva il completamento delle conquiste lungo lintero bacino del Mediterraneo e in Europa, con lo spostamento dei confini più a nord lungo il Danubio e più ad est lungo lElba in sostituzione del Reno.

Le campagne di Augusto furono effettuate con il fine di consolidare le conquiste disorganiche delletà repubblicana, le quali rendevano indispensabili numerose annessioni di nuovi territori. Mentre lOriente poté rimanere più o meno come Antonio e Pompeo lo avevano lasciato, in Europa fra il Reno e il Mar Nero fu necessaria una nuova riorganizzazione territoriale in modo da garantire una stabilità interna e, contemporaneamente, frontiere più difendibili.

Prima di tutto, Augusto in persona si dedicò, con laiuto di Agrippa, a portare a compimento una volta per tutte la sottomissione di quelle "aree interne" allimpero non ancora conquistate completamente.

  • la parte nord-ovest della penisola iberica, che ormai creava problemi da decenni, fu condotta sotto il dominio romano, dopo una serie di pesanti campagne militari in Cantabria durate 10 anni dal 29 al 19 a.C., limpiego di numerose legioni insieme ad un numero altrettanto elevato di ausiliari, oltre alla presenza dello stesso Ottaviano sul teatro delle operazioni nel 26 e 25 a.C.
  • la conquista dellarco alpino, per dare maggior sicurezza interna ai valichi e alle relazioni fra Gallia e Italia, operata dal 26-25 a.C. quando furono sottomessi i Salassi con la fondazione di Augusta Praetoria Aosta al 14 a.C. quando furono vinti i Camuni della Val Camonica, le tribù della Val Venosta ed i Liguri Comati delle Alpi sudoccidentali. Questi successi furono commemorati con lerezione del celebre trofeo di La Turbie nella Francia mediterranea.

Ma fu la frontiera dellEuropa continentale che preoccupò Augusto più di ogni altro settore strategico. Essa comprendeva due settori principali: quello danubiano e quello renano. Dopo un quindicennio di relativa tranquillità, nel 6, il settore danubiano tornò ad essere agitato. I Dalmati si ribellarono, e con loro anche i Breuci di Pannonia, mentre Daci e Sarmati compirono scorrerie in Mesia. Fu necessario sospendere ogni nuovo tentativo di conquista a nord del Danubio, per sopprimere questa rivolta durata per ben tre anni, dal 6 al 9. Tiberio, in questo modo, fissò definitivamente il confine dellarea illirica al fiume Drava, mentre le legioni furono posizionate poco più a sud lungo il fiume Sava con le fortezze legionarie ad Emona, Siscia e Sirmium. Aquileia, pur costituendo durante lintera rivolta dalmato-pannonica del 6-9, lultimo baluardo contro la possibile minaccia di uninvasione di queste genti, che avrebbero così potuto raggiungere la stessa Roma in soli dieci giorni, perse la sua antica funzione di "quartier generale", ora a vantaggio di Siscia sul fiume Sava, in posizione più avanzata. Da questo momento in poi, infatti, Aquileia cessò di avere ancora un ruolo militare determinante, mantenendo invece unimportante funzione economica e sociale nelle retrovie, ora che tutte le forze militari erano state spostate più ad est, in Pannonia e Dalmazia.

Contemporaneamente in Germania, tutti i territori conquistati in ventanni di guerre dopo il 12 a.C., furono definitivamente compromessi quando nel 7 Augusto inviò in questa nuova provincia Publio Quintilio Varo, sprovvisto di doti diplomatiche e militari, oltreché ignaro delle genti e dei luoghi. Nel 9 un esercito di 20.000 uomini composto da tre legioni la XVII, la XVIII e la XIX venne massacrato nella selva di Teutoburgo, portando alla definitiva perdita di tutta la zona tra il Reno e lElba.

In Oriente, invece, dopo che Augusto vi soggiornò in due diverse circostanze, fu necessario raggiungere un modus vivendi con la Partia, lunica potenza in grado di creare problemi a Roma in Asia Minore. Per questi motivi la politica di Augusto si differenziò in base a due aree strategiche dellOriente antico.

Ad occidente dellEufrate, dove Augusto provò ad inglobare alcuni stati vassalli, trasformandoli in province, come la Galizia di Aminta nel 25 a.C., o la Giudea di Erode Archelao nel 6; rafforzò vecchie alleanze con re locali, divenuti "re clienti di Roma", come accadde ad Archelao, re di Cappadocia, ad Asandro re del Bosforo Cimmerio, e a Polemone I re del Ponto, o ai sovrani di Emesa e Iturea.

Ad oriente dellEufrate, in Armenia, Partia e Media, Augusto ebbe come obbiettivo quello di ottenere la maggiore ingerenza politica senza intervenire con dispendiose azioni militari. Ottaviano mirò infatti a risolvere il conflitto con i Parti in modo diplomatico, con la restituzione nel 20 a.C., da parte del re parto Fraate IV, delle insegne perdute da Crasso nella battaglia di Carre del 53 a.C. Augusto avrebbe potuto rivolgersi contro la Partia per vendicare le sconfitte subite da Crasso e da Antonio, al contrario ritenne invece possibile una coesistenza pacifica dei due imperi, con lEufrate come confine per le reciproche aree di influenza. Di fatto entrambi gli imperi avevano più da perdere da una sconfitta, di quanto potessero realisticamente sperare di guadagnare da una vittoria. Infatti, durante tutto il suo lungo principato, Augusto concentrò i suoi principali sforzi militari in Europa. Il punto cruciale in Oriente era, però, costituito dal regno dArmenia che, a causa della sua posizione geografica, era da un cinquantennio oggetto di contesa fra Roma e la Partia. Egli mirò a fare dellArmenia uno stato-cuscinetto romano, con linsediamento di un re gradito a Roma, se necessario imposto con la forza delle armi, come avvenne nel 2 d.C. quando, di fronte ad una possibile invasione romana dellArmenia, Fraate V riconobbe la preminenza romana davanti a Gaio Cesare, mandato in missione da Augusto.

                                     

1.2. Storia Dislocazione legioni nel 9 d.C.

Sappiamo che allepoca dellimperatore Augusto, poco dopo la fine della rivolta dalmato-pannonica del 6-9 e poco prima della disfatta di Teutoburgo, cerano 28 legioni lungo i confini imperiali romani, così come è evidenziato qui sotto nella tabella riassuntiva sulla loro dislocazione:

                                     

1.3. Storia I Giulio-Claudii 14 - 68 d.C.

La caratteristica più importante del sistema di sicurezza imperiale della dinastia giulio-claudia e comunque fino a Vespasiano, è rappresentata dalla sua "economia di forze", secondo Edward Luttwak. Alla morte di Augusto nel 14, i territori sotto il controllo imperiale, diretto ed indiretto, comprendevano le regioni costiere di tutto il bacino del Mediterraneo, lintera penisola iberica, lentroterra europeo fino ai grandi fiumi di Reno e Danubio, la penisola anatolica e lo stesso Ponto Eusino, compreso il Regno del Bosforo. Il controllo su tutto questo vasto territorio era esercitato in modo assai efficace da un "piccolo" esercito di circa 300.000 armati, solo leggermente incrementato nellarco dei primi 50-60 anni di principato.

Tiberio si mantenne fedele al consilium coercendi intra terminos imperii di Augusto, ovvero alla decisione di mantenere i confini dellimpero invariati, cercando di salvaguardare i territori interni e di assicurarne la tranquillità ed operò soltanto i cambiamenti necessari per la sicurezza. Compì una sola campagna militare di una certa entità dal 14 al 16 in Germania, più che altro per cancellare lonta della precedente sconfitta nella selva di Teutoburgo del 9. Vi fu poi unavanzata romana in Pannonia con loccupazione dei territori a nord del fiume Drava, e la costruzione della fortezza legionaria a Poetovio sempre che questultima non sia stata utilizzata già dalla tarda epoca augustea. Tiberio riuscì, infatti, ad evitare guerre o spedizioni militari inutili, con le conseguenti spese, riponendo una fiducia maggiore nella diplomazia. Allontanò i re clienti e i governatori che si erano rivelati inadatti al loro ruolo, e cercò di garantire un sistema amministrativo più efficiente. Le uniche importanti modifiche territoriali interessarono, infatti, il solo Oriente, quando alla morte dei re clienti, di Cappadocia Archelao, Cilicia Filopatore e Commagene Antioco III, furono incorporate nei confini imperiali.

Tutte le rivolte che si susseguirono nel suo lungo principato, durato 23 anni, furono soffocate nel sangue dai suoi generali, come quella di Tacfarinas e dei suoi Musulami dal 17 al 24 impiegando qui una seconda legione, inviata in Africa proconsolare dalla Pannonia: lVIII Augusta ; al termine della rivolta la III Augusta fu spostata da Thugga ad Ammaedara, o in Gallia di Giulio Floro e Giulio Sacroviro nel 21, o in Tracia tra i re clienti degli Odrisi attorno al 21.

Lo storico Tacito racconta che nel 23, le forze legionarie erano stanziate nelle province, a salvaguardia dei confini imperiali e per reprimere eventuali rivolte interne: otto legioni erano schierate nella zona del Reno a protezione dalle invasioni germaniche e dalle rivolte galliche, tre legioni si trovavano in Spagna, e due tra le province dellEgitto e dellAfrica, dove Roma poteva anche contare sullaiuto del regno di Mauretania. Ad Oriente, quattro legioni erano stanziate tra la Siria e il fiume Eufrate. NellEuropa orientale, infine, due legioni erano stanziate in Pannonia, due in Mesia, a protezione del confine danubiano, e due in Dalmazia.

Nel 39 Caligola formò due nuove legioni, la XV Primigenia e la XXII Primigenia in vista di una spedizione in Germania Magna, mai realizzata. In compenso suo zio, Claudio 41-54, una volta divenuto imperatore, aggiunse non meno di 5 nuove province: Mauritania dal 40-44, Britannia dal 43, Tracia dal 46, Giudea dal 44 e Licia dal 43; oltre allannessione di nuovi territori/province danubiane, come il Regno del Norico attorno al 50 e parti della Rezia. Tale scelta politica fu determinata dal fatto che egli aveva ereditato da Caligola una Mauritania in rivolta ed una Britannia considerata matura per lannessione, e dalla sua convinzione che fosse arrivato il momento di sostituire agli stati clienti un controllo diretto imperiale.

La rivolta della Mauretania, che seguì allassassinio del re Tolomeo per ordine dellimperatore Gaio Caligola, il quale aveva deciso di annetterne i territori, trasformandoli in nuova provincia, nellautunno del 40, fu soffocata nel sangue dopo quattro duri anni di lotta dal 41 al 44 grazie a valenti generali come Svetonio Paolino ed Osidio Geta. La Mauretania fu divisa in due province, la Mauretania Caesariensis e quella Tingitana con capitali Cesarea e Tingis. Poco dopo fu sedata una nuova rivolta tra i Musulami dellAfrica settentrionale, inviandovi uno dei più qualificati generali, Servio Sulpicio Galba, in qualità di governatore ed a capo della legione qui stanziata la Legio III Augusta.

Nel 43 iniziò la conquista della Britannia, quasi un secolo dopo Gaio Giulio Cesare. Al di là della ragioni politiche, economiche e militari della spedizione, non va dimenticata una considerazione forse più importante, di natura psicologica, e cioè il fatto che Claudio volesse dimostrare di essere il degno figlio del conquistatore della Germania, Druso. Egli si recò in Britannia nellautunno del primo anno di guerra per essere presente alla vittoria finale. Questa fu la conquista della quale Claudio andò più orgoglioso.

In Germania, il legato della Germania Inferiore, Gneo Domizio Corbulone, diede prova delle sue grandi capacità militari con una campagna nelle terre dei Frisi e contro i pirati Cauci lungo le coste del Mare del Nord 47-48. Claudio però gli ordinò di ritirarsi al di qua del Reno. Non voleva ripetere le imprese del padre Druso.

Egli invece decise di annettere e controllare in modo "diretto", non più tramite principi o re "clienti", i territori a sud del grande fiume Danubio. Egli infatti in Tracia, da lungo tempo inquieta, una volta che era stato assassinato il sovrano regnante, decise che era ormai giunto il momento di annettere la regione 46. Completò, infine, le conquiste dei territori rimasti liberi fino al Danubio, annettendo le parti rimaste libere fino a quale momento della Rezia e del Norico nel 50 circa e trasferendo per la prima volta, in modo permanente sul Danubio, una legione la XV Apollinaris, a Carnuntum.

Infine in Oriente, la Licia, dove si erano verificati dei disordini, divenne provincia nel 43, mentre pose sul trono di Giudea, lamico Erode Agrippa I, per laiuto prestatogli in passato. Alla morte di Agrippa, nel 44, la Giudea ritornò ad essere una provincia romana, amministrata da procuratori. Nei confronti della Partia, dopo che morto Tiberio nel 37, i Parti erano riusciti a costringere ancora un volta lArmenia a sottomettersi, Claudio riuscì ad ottenere il controllo dellArmenia nel 47, ma solo per pochi anni, fino a quando il nuovo re Vologese I, riuscì ad insediare suo fratello Tiridate sul trono armeno verso la fine del regno di Claudio.

Sotto Nerone, il re della Partia, Vologese I, pose sul trono del regno dArmenia il proprio fratello Tiridate, sul finire del 54. Questo convinse Nerone che fosse necessario avviare preparativi di guerra in vista di unimminente campagna militare che vide coinvolte direttamente numerose legioni oltre a vexillationes di tante altre. La guerra vera e propria scoppiò nel 58 d.C. le armate romane furono poste sotto il comando di uno dei più validi generali dellepoca, Gneo Domizio Corbulone. Questultimo, una volta riorganizzato lesercito, penetrò nel 58 in Armenia e giunto fino alla capitale Artaxata riuscì ad impadronirsene dopo aver battuto lo stesso Tiridate. Lanno successivo fu la volta di Tigranocerta. Al termine delle operazioni, nel 60, pose Tigrane V sul trono di Armenia. Scoppiata una nuova crisi nel 62, in seguito alla quale, lesercito del governatore della Cappadocia, Lucio Cesennio Peto, fu battuto dalle forze partico-armene, Corbulone fu costretto ad intervenire. Egli infatti raggiunse un accordo definitivo con il "re dei re" nel 63, restaurando il prestigio di Roma, e concludendo con Tiridate di Armenia sostituitosi a Tigrane V un accordo che riconosceva il protettorato romano e che rimase pressoché invariato fino al principato di Traiano 98-117. Si spense così lultimo focolaio di guerra e Nerone poté fregiarsi del titolo di Imperator Pacator incoronando a Roma il re Tiridate I. E sempre nel corso del suo principato continuò la conquista della Britannia, anche se negli anni 60-61 fu interrotta da una rivolta capeggiata da una certa Budicca. Sappiamo, infine, che verso la fine del suo regno furono formate due nuove legioni, la I Italica nel 66 o 67 e la I Adiutrix nel 68 questultima potrebbe essere stata formata da Galba come la legio VII Gemina, forse per aumentare i presidi legionari lungo il limes danubiano la prima e quello renano la seconda. Svetonio, infine, ci informa che la legio III Gallica venne inviata in Mesia, a difendere il confine sul Danubio allepoca della morte di Nerone 68.



                                     

1.4. Storia Dislocazione legioni nel 68 d.C.

Dopo la disfatta di Varo e la distruzione di tre intere legioni nel 9 la legio XVII, XVIII e XIX, rimasero, durante tutto il principato di Tiberio solo 25 legioni. se 8 nuove legioni furono create nel periodo compreso tra Caligola e la guerra civile del 68-69, 4 furono poi "sciolte", per cui sotto Vespasiano vi erano 29 legioni complessive: solo una in più, rispetto alliniziale numero voluto da Augusto di 28. In sostanza, se ipotizziamo in 5.500 armati per singola legione, il numero di legionari nel 9 d.C. si aggirava attorno ai 154.000, 137.500 dopo il 9, ma non oltre i 159.500 attorno al 70. La tabella sottostante riassume la dislocazione delle legioni il cui numero può essere stimato da 30 a 31 alla morte dellimperatore Nerone 68 d.c.:

                                     

1.5. Storia I Flavi 69-96

Rimasto unico imperatore, Vespasiano, al termine della guerra civile 68-69, procedette per prima cosa: in Occidente a soffocare una difficile rivolta tra i Batavi, al termine della quale le frontiere lungo il Reno furono consolidate con una nuova riorganizzazione che portò anche allo scioglimento di quattro legioni e la loro sostituzione con altrettante ; contemporaneamente in Oriente, veniva sedata dal figlio Tito, una difficile rivolta in Giudea, che aveva portato alla conquista di Gerusalemme nel 70, dove venne posta come guarnigione permanente la legio X Fretensis. In seguito a questi eventi due legioni furono trasferite lungo il fiume Eufrate in Cappadocia la XII Fulminata e la XVI Flavia Firma. La legio XII Fulminata venne rimossa dalla Siria e, mentre prima era accampata a Raphana, venne inviata nella città chiamata Melitene posizionata presso lEufrate, lungo il confine tra il regno dArmenia e la provincia di Cappadocia.

La legio V Macedonica e la legio XV Apollinaris, seguirono Tito, prima fino in Egitto. Poi egli marciò con lesercito fino a Cesarea marittima, dove mise al sicuro lenorme bottino e pose sotto custodia la grande massa di prigionieri, anche perché linverno gli impediva di prendere il mare per lItalia. Infine Tito, tornato ad Alessandria, prima di imbarcarsi per lItalia, inviò alle sedi di provenienza le due legioni che lavevano accompagnato, la legio V Macedonica in Mesia, mentre la legio XV Apollinaris in Pannonia.

Pochi anni più tardi continuava in Occidente, più precisamente in Britannia, lavanzata romana nellisola, iniziando dal Galles dal 77.

Morto Tito nell81, il fratello minore Domiziano, adottò una politica estera estremamente aggressiva soprattutto in Occidente, cominciando tutta una serie di guerre lungo i confini imperiali, per renderne più sicure le sue frontiere, ma anche alla ricerca di glorie militari.

Con la fine dell82 Domiziano, dopo lennesimo attacco da parte della popolazione germanica dei Catti, decise che era giunto il momento di occupare larea germanica denominata Agri decumates, racchiusa tra le due sorgenti dei principali fiumi che costituivano il limes settentrionale dellimpero romano: Danubio e Reno. Questa prima avanzata, iniziata per la verità sotto Vespasiano con le campagne del legato della Germania Superiore, Gneo Pinario Cornelio Clemente nel 73/74 per le quali ottenne gli ornamenta triumphalia permise la creazione di una prima linea di fortificazioni artificiali nel Taunus-Wetterau, a cui se ne sarebbero aggiunte altre fino ad Antonino Pio, per un totale di 550 km. Va segnatato, inoltre, che per loccasione, nell82-83 fu formata una nuova legione, la I Minervia, a presidio del tratto di Germania inferiore.

Contemporaneamente fu lanciata unoffensiva in Britannia per la conquista della parte settentrionale dellIsola contro il popolo dei Caledoni, lungo la frontiera del Gask Ridge negli anni 82-84. E sempre in questi anni, il popolo dei Nasamoni, lungo il fronte meridionale nella provincia dellAfrica proconsolare, fu completamente annientato, perché non costituisse più un problema lungo questa frontiera meridionale.

Negli anni 85-89 fu, invece, la volta della Dacia di Decebalo, il quale aveva compiuto uninvasione in forze nella vicina provincia romana della Mesia, uccidendone il governatore. La risposta del nuovo imperatore non si fece attendere a lungo. Una simile concentrazione di truppe, raramente si era vista prima dallora lungo le frontiere imperiali. E dopo tre anni di intensa guerra, quando il successo finale sembrava arridere a Domiziano dove potrebbe essere stata distrutta una legione, o forse perduta unaquila legionaria, una serie di eventi favorevoli a Decebalo ne impedirono la sottomissione:

  • la rivolta di un certo Lucio Antonio Saturnino che si era proclamato imperatore tra le legioni della Germania Superiore nell89, in seguito alla quale furono aboliti tutti i castra doppi.
  • ed una rivolta armata delle popolazioni "clienti" che fino a quel momento avevano riconosciuto la sovranità di Roma ne avevano protetto per decenni la frontiera della Pannonia, vale a dire i Marcomanni, i Quadi ed i Sarmati Iazigi, che durò per quasi un decennio dall89 al 97 e che portò alla distruzione di unintera legione più probabilmente la V Alaudae.

Questi eventi provocarono inevitabilmente il ritiro delle armate romane dalla Dacia e la stipulazione di un trattato di pace. Da entrambi i lati prevalsero gli atteggiamenti concilianti e diplomatici e lonore fu salvo per entrambi.

Tutte queste guerre non fecero altro che rendere evidente che il settore "chiave" da difendere in futuro sarebbe stato lintero limes danubiano, e che lungo questo tratto si sarebbe concentrato dora in poi la più grande armata dellintero esercito romano. Gli spostamenti di questi anni evidenziarono, inoltre, una diminuzione di importanza del limes renano e di quello della Britannia.



                                     

1.6. Storia Dislocazione legioni nell80 d.C.

Sappiamo che poco dopo la morte dellimperatore Vespasiano cerano 29 legioni, così come è evidenziato qui sotto nella tabella riassuntiva sulla loro dislocazione attorno al 79-80:

                                     

1.7. Storia Imperatori adottivi e Antonini 96-192

Il nuovo corso si aprì con la fine della crisi suebo-sarmatica, quando le armate romane, sotto lalto comando del futuro imperatore Traiano, condussero una massiccia offensiva contro gli Iazigi della Sarmatia le popolazioni suebe della Marcomannia. Quadi, Marcomanni e Iazigi alla fine di tre anni di duri e sanguinosi scontri si arresero. A Traiano questi successi meritarono un trionfo, il titolo di Germanicus e ladozione da parte di Nerva 97.

Lanno successivo il nuovo imperatore, decise di potenziare il tratto di limes che includeva gli agri decumates e collegava il fiume Meno con il Neckar, il cosiddetto limes di Odenwald, che dal Meno presso Wörth raggiunge il medio Neckar a Wimpfen. Traiano, che aveva in mente la conquista della Dacia, sapeva, infatti, che prima di tutto doveva sistemare lintero tratto di limes danubiano e renano, poi avrebbe potuto procedere ad attaccare le armate di Decebalo. Una guerra di questa portata, più volte auspicata fin dai tempi di Cesare, richiedeva però una preparazione accurata ed una riorganizzazione lungo il limes renano e nelle province dellalto Danubio da cui trarre, se possibile, rinforzi per limminente campagna dacica, oltre alla formazione di unintera legione, la XXX Ulpia Victrix, il cui numerale indicava che in quel momento attorno al 99-101 vi erano esattamente 30 unità legionarie. Come dimostrarono gli eventi al termine della difficile conquista, tale occupazione avrebbe tenuto a bada le popolazioni di tutto il bacino carpatico, consentendo un tranquillo sviluppo del retroterra della Tracia e della Mesia, anche se non sembra fosse questo il reale obbiettivo di Traiano allinizio della prima expeditio dacica. Al termine della conquista furono, quindi, dislocate nella neo provincia due legioni: la XIII Gemina ad Apulum e la IV Flavia a Berzobis. Contemporaneamente la fortezza legionaria di Ratiaria nella Mesia superiore fu chiusa almeno fino allabbandono della Dacia da parte di Aureliano nel 271-274 e fu aperta quella di Troesmis nella Mesia inferiore. Al termine delle operazioni una legione sembra sia stata "sciolta", la XXI Rapax, ed una seconda potrebbe essere stata formata in sua sostituzione: la II Traiana Fortis, come sembra dimostrare lo stesso numerale, "2", ovvero seconda per formazione sotto l Optimus Princeps.

Contemporaneamente, lungo il settore meridionale africano, a partire da Traiano i confini dellAfrica proconsolare si spinsero verso sud ed occidente occupando sempre più quei territori che erano appartenuti ai re di Numidia, fino alle alture dei monti dellAurès. Furono così costituite due linee fortificate, una a nord ed una a sud delle montagne dellAurès, presidiate da numerosi forti e fortini oltre alla fortezza legionaria di Lambaesis integrata da un fossatum lungo lintero fronte, con avamposti nel deserto stesso.

Nel 113, Traiano decise di procedere allinvasione del regno dei Parti. Il motivo era la necessità di ripristinare sul trono dArmenia un re che non fosse un fantoccio nelle mani del re parto. Egli riuscì non solo a sottomettere lArmenia, facendone una nuova provincia, ma fu il primo romano ad occupare la capitale dei Parti, Ctesifonte nel 116 e raggiungere il golfo persico. La salute malferma e la morte improvvisa chiusero questo primo capitolo di offensive romane in territorio partico nel 117. Il successore, Publio Elio Traiano Adriano, decise al contrario di ripristinare lo status quo precedente ai primi scontri e riportò i confini imperiali lungo il fiume Eufrate.

Tornando al fronte africano, questa volta orientale Egitto, la legio III Cyrenaica fu trasferita nella nuova provincia di Arabia verso il 127, mentre sembra che la legio XXII Deiotariana potrebbe essere stata distrutta o seriamente decimata nella terza guerra giudaica del 132-135, sebbene non vi siano prove certe di un coinvolgimento della legione negli avvenimenti della sommossa di Simon Bar Kokheba. Almeno dal 128, se non prima, con lo stanziamento a Nicopoli della legio II Traiana Fortis, l exercitus in Egitto fu ridotto ad una sola legio. Questa riduzione delle legioni non deve trarre in inganno: alla diminuzione di forze legionarie corrispose un aumento di forze ausiliarie. Se infatti reali pericoli esterni non ve ne furono, la situazione interna vide al contrario il progressivo aumento di tensioni sociali, dal brigantaggio nella chora, sino ad aperte ribellioni, come nel caso della rivolta giudaica del 115-117 o della sommossa dei Bukoloi del 172, durante il principato di Marco Aurelio, a causa delleccessiva tassazione.

Lungo il fronte settentrionale danubiano, le popolazioni suebe, ormai alleate di Roma dal 97, si risvegliavano attorno al 135, tanto da costringere limperatore Adriano, ad inviare lungo il fronte pannonico il suo erede designato, Elio Cesare, per combatterle nel corso di due campagne 136-137. Sappiamo che la guerra si protrasse anche negli anni successivi. Un certo Tito Haterio Nepote ottenne, infatti, gli ornamenta triumphalia, al principio del regno di Antonino Pio, mentre le guerre cessarono attorno al 142, come viene attestato anche dalla coniazione di monete che celebravano Rex Quadi datus ". Si trattava solo della prima avvisagli di ciò che sarebbe accaduto venticinque anni più tardi sotto il regno di Marco Aurelio.

Tra il 163 ed il 166 Lucio Vero fu costretto dal fratello, Marco Aurelio a condurre una nuova campagna in Oriente contro i Parti, che lanno precedente avevano attaccato i territori romani di Cappadocia e Siria ed avevano distrutto unintera legione la IX Hispana. Il nuovo imperatore lasciò che fossero i suoi stessi generali ad occuparsene, tra cui lo stesso Avidio Cassio. Le armate romane, come cinquantanni prima quelle di Traiano, riuscirono anche questa volta ad occupare i territori fino alla capitale dei Parti, Ctesifonte. La peste scoppiata durante lultimo anno di campagna, nel 166, costrinse i Romani a ritirarsi da parte dei territori appena conquistati, portando questa terribile malattia allinterno dei suoi stessi confini, e flagellandone la sua popolazione per oltre un ventennio. Sembra, infatti, che queste campagne abbiano portato alloccupazione permanente dei territori ad est dellEufrate e la creazione delle province di Mesopotamia e Armenia da parte dei Romani, difesa anche in fasi successive durante lintero III secolo da Settimio Severo a Diocleziano-Galerio.

Appena terminata questa fase offensiva in Oriente, limpero romsano dovette affrontare una crisi ben più grave in Occidente. Limperatore Marco Aurelio e suo figlio Commodo, furono costretti a combattere contro le popolazioni germaniche e sarmatiche a nord del Danubio dal 166/167 al 188. È probabile che Marco Aurelio avesse in progetto fin dagli inizi del suo regno loccupazione permanente dei territori a nord del medio danubio. Non a caso formò attorno al 165-166 due nuove legioni: si trattava della II e III Italica. se alla fine sia le popolazioni germaniche, sia quelle sarmatiche furono battute, dopo la morte dellimperatore filosofo, il figlio Commodo disattese alle aspettative paterne e rinunciò a dare loro il colpo di grazia, evitando di fare di questi territori due nuove province a nord del medio corso del Danubio: la Marcomannia e la Sarmatia.



                                     

1.8. Storia Dislocazione legioni nel 180 d.C.

Sappiamo che alla morte di Marco Aurelio cerano 30 legioni, così come è evidenziato qui sotto nella tabella riassuntiva sulla loro dislocazione nel 180:

                                     

1.9. Storia I Severi 193-235

Il nuovo imperatore, Settimio Severo, intraprese una nuova guerra contro i Parti in due riprese. La prima fu condotta nel 195 al termine della quale ricostituì la provincia di Mesopotamia ponendovi a presidio due delle tre nuove legioni appena create la legio I e la III Parthica; la legio II fu invece lasciata a presidio di Roma nei castra Albana, sotto la guida di un prefetto di rango equestre. La seconda campagna fu condotta dallestate del 197 alla primavera del 198. Durante questa guerra i suoi soldati saccheggiarono nuovamente la capitale dei Parti, Ctesifonte e per questi successi si meritò lappellativo di Adiabenicus e Parthicus maximus, oltre alla costruzione di un arco di Trionfo.

Pochi anni più tardi attorno al 203, lungo il fronte meridionale africano, venne creato un nuovo tratto di limes in Tripolitania, la cui riorganizzazione, seppure cominciata sotto limperatore Commodo, fu dovuta principalmente a Settimio Severo, imperatore "africano" di Leptis Magna, il quale riuscì a portare lImpero romano alla sua massima espansione in Africa settentrionale ed a rivolgere particolare attenzione al limes di questo settore. Si trattava di un sistema di difese a protezione soprattutto delle tre più importanti città commerciali della costa da cui il nome di Tripolitania: Sabratha, Oea e Leptis Magna.

Il fronte settentrionale tornò a dare grossi problemi a partire dal 212, dopo quasi quarantanni di pace, dopo la fine delle guerre marcomanniche. I Catti furono i primi a dare lassalto, in questo caso al limes germanico-retico, e per la prima volta nella storia furono menzionati gli Alemanni. Limperatore Caracalla fu costretto a partire per il fronte ed a condurre una campagna contro queste genti germaniche negli agri decumati. Sempre nello stesso periodo sarebbero da attribuire anche due altre incursioni in Dacia e in Pannonia inferiore attorno ad Aquincum, ad opera di Carpi e Vandali. Caracalla fu così costretto a partire per il fronte danubiano dove si erano verificate nuove incursioni tra Brigetio ed Aquincum da parte di Quadi e Sarmati Iazigi. Limperatore, nel tentativo di cercare di mantenere inalterata la situazione clientelare lungo il Danubio, fu costretto a giustiziare il re dei Quadi, Gabiomaro, ed a battere anche gli Iazigi. In seguito a questi avvenimenti, la Pannonia inferiore fu ampliata: ora includeva anche la fortezza legionaria di Brigetio, in modo che ognuna delle due Pannonie potesse disporre di due legioni. Caracalla, infine, giunto in Dacia, riuscì a respingere la prima invasione di Goti e Carpi.

Al termine del 215, Caracalla, fu costretto ad intervenire anche in Oriente contro i Parti. Egli, infatti, alla testa di unarmata di 60.000 uomini penetrò nel territorio dei Parti riuscendo a portare la frontiera della provincia romana di Mesopotamia ancora più ad oriente, anche se un tentativo di invadere lArmenia si rivelò del tutto inutile. Lanno seguente nel 216 decise di invadere la Media, devastando lAdiabene fino ad Arbela. Al termine di questanno tornò a svernare ad Edessa, ma lanno successivo fu ucciso durante una gita a Carre, interrompendo una nuova possibile campagna contro i Parti.

Nel 228 e nel 231-232, al tempo di Alessandro Severo, ancora gli Iazigi portarono una nuova incursione lungo il limes della Pannonia inferiore, e due anni più tardi, nel 230, fu la volta dei Borani, i quali attaccarono la guarnigione romana del Regno del Bosforo Cimmerio, nellattuale Crimea, mentre ancora i Goti, riuscirono ad occupare la città di Olbia presso la moderna Odessa, in mano romana dai tempi di Nerone.

Nel 230, nonostante una soluzione diplomatica offerta dallimperatore romano Alessandro Severo, i Persiani sasanidi penetrarono in Mesopotamia cercando senza riuscirvi di conquistare Nisibi e compirono diverse incursioni in Siria e Cappadocia. I Romani organizzarono allora una spedizione anche con la costituzione di una nuova legione, la IV Italica, col supporto del regno dArmenia, e invasero la Media nel 232 puntando alla capitale Ctesifonte, già diverse volte catturata al tempo dei Parti. Ardashir I riuscì a respingere lassalto a prezzo di numerose perdite, il che lo convinse a mettere da parte temporaneamente le sue mire espansionistiche fino alla costa mediterranea, ed a concentrarsi nel consolidamento del suo potere ad oriente, contemporaneamente limperatore romano fu costretto a tornare lungo il fronte settentrionale, che era tornato da dare problemi.

Nel 233, infatti, il Norico ed il limes germanico-retico, furono attaccati dagli Alemanni, tanto da costringere lo stesso imperatore, Alessandro Severo nel 234-235 ad intervenire direttamente, respingendoli anche con lelargizione di grandi somme di denaro date ai barbari, provocando, però, lo sdegno delle sue legioni, che lo trucidarono e proclamarono imperatore Massimino Trace.



                                     

1.10. Storia Dislocazione legioni nel 235 d.C.

Sappiamo che alla morte di Alessandro Severo cerano 34 legioni, così come è evidenziato qui sotto nella tabella riassuntiva sulla loro dislocazione nel 235:

                                     

1.11. Storia Quadro politico

Tale periodo è da ricercarsi nellambito della crisi del terzo secolo che invade limpero romano, ovvero dal 235 anno dellascesa al trono di Massimino il Trace a quella di Diocleziano del 284. Durante i circa 50 anni della crisi si alternarono più di venti imperatori cosiddetti "legittimi" ed un numero doppio di usurpatori sul trono di Roma. Limpero romano attraversò sotto Gallieno 253-268 uno dei periodi più "bui" della sua storia. Limpero fu infatti diviso in tre parti: ad Occidente lImpero delle Gallie ed a Oriente il Regno di Palmira dove si alternarono prima Settimio Odenato nominato da Gallieno corrector totius Orientis dal 262 poi il figlio Vaballato insieme alla madre Zenobia fino al 272.

A Gallieno, ucciso da una congiura dei suoi stessi generali nel 268, gli successero una serie di imperatori illirici che riuscirono a bloccare la crisi del III secolo, evitando conseguenze ben più gravi. Si trattava di Claudio il Gotico 268-270, Aureliano 270-275, Marco Aurelio Probo 276-282, Marco Aurelio Caro con i figli Marco Aurelio Carino e Numeriano 283-285 ed infineDiocleziano, il quale, pensando che il sistema di governo dellimpero fosse inefficace per garantire un adeguato controllo di un territorio tanto vasto e militarmente minacciato su più fronti, nel 293 istituì la cosiddetta tetrarchia, un sistema di governo che divideva limpero in due macro aree, una occidentale e laltra orientale, a loro volta suddivise in altre due sub-aree.



                                     

1.12. Storia Guerre e spostamenti legionari

Il quadro politico così instabile dellImpero romano, qui sopra esposto, portò il primo sovrano sasanide, Ardashir I, ad attaccare la Mesopotamia romana nel 236, conquistando Nisibis 237, Carre 238, Doura Europos 239 e Hatra 241, sfruttando il fatto che limpero romano era impegnato lungo il fronte settentrionale dai continui e martellanti attacchi delle popolazioni germaniche di Goti ed Alamanni. Sappiamo infatti che negli anni 235-238 Massimino Trace, che riteneva fosse una priorità dellImpero la guerra "antigermanica", continuò a combattere prima contro gli Alemanni, poi contro i sarmati Iazigi della piana del Tibisco, nel tentativo di emulare il grande Marco Aurelio e conquistare la libera Germania Magna, ed infine contro Carpi e Goti in Mesia inferiore, sconfiggendo questi ultimi nei pressi di Histropolis,

Il suo successore Gordiano III, negli anni 242-243, sotto il prefetto del pretorio Timesiteo riuscì a battere una coalizione di Carpi, Goti e Sarmati lungo le frontiere della Mesia inferiore, prima di potersi dirigere contro i Persiani.

La reazione romana allinvasione sasanide arrivò, quindi, solo sette anni più tardi, nel 243 con limperatore Gordiano III, il quale, deciso a riconquistare i territori perduti, iniziò la campagna contro Sapore, quando questi era occupato a soggiogare le popolazioni sul Mar Caspio. Lesercito romano attraversò lEufrate a Zeugma, riconquistò le città di frontiera di Carre ed Edessa, sconfiggendo Sapore nella battaglia di Resena, riprese anche Nisibis e Singara, puntando dritto sulla capitale sasanide di Ctesifonte. Il corso della guerra cambiò quando il prefetto del pretorio, Timesiteo, vero comandante in capo delle forze romane, morì, ed a metà febbraio del 244, i due eserciti si scontrarono nuovamente a Mesiche non lontano da Ctesifonte, avendo la meglio, questa volta, Sapore. Gordiano morì, forse assassinato, ed il suo successore Filippo lArabo, per ottenere la pace da Sapore, e portare il proprio esercito fuori dal territorio nemico, dovette accettare di non intervenire più nella politica armena. Rimasero, però, sotto il controllo imperiale romano parte della Mesopotamia fino a Singara, al punto che Filippo si sentì autorizzato a fregiarsi del titolo di Persicus maximus. In seguito a questi eventi la legio IV Italica rimase in Mesopotamia almeno fino Diocleziano.

Pochi anni più tardi lungo il fronte settentrionale, a partire dal 245, i Carpi della Dacia ripresero a compiere nuove incursioni nel territorio della Mesia inferiore, e solo nel 247, Filippo lArabo ottenne brillanti successi contro di loro, tanto che in questo periodo fu istituito un comando militare generale e centralizzato a Sirmio, per lintera frontiera del medio e basso Danubio, comprendente le province di Pannonia inferiore, Mesia superiore ed inferiore, oltre alle Tre Dacie. Poco dopo fu la volta dei Goti, i quali furono fermati dal generale, Decio Traiano, futuro imperatore, presso la città di Marcianopoli, che era rimasta sotto assedio per lungo tempo, a causa dellignoranza dei Germani in fatto di macchine dassedio.

Nel 251 in seguito allennesima invasione di Goti e Carpi lungo il basso Danubio, limperatore Decio fu sconfitto e cadde nella battaglia di Abrittus, in Dobrugia, e con lui anche il figlio maggiore, Erennio Etrusco. Era la prima volta che un imperatore romano cadeva in battaglia contro un nemico straniero. Una nuova ondata di Goti, Borani, Carpi ed Eruli nel 253 portò distruzione fino a Pessinunte ed Efeso via mare, e poi via terra fino ai territori della Cappadocia. E mentre Emiliano, allora governatore della Mesia inferiore, era costretto a ripulire i territori romani a sud del Danubio dalle orde dei barbari, scontrandosi vittoriosamente ancora una volta con il capo dei Goti, Cniva primavera del 253 e ottenendo grazie a questi successi il titolo di imperatore, ne approfittarono le armate dei Sasanidi di Sapore I, che provocarono un contemporaneo sfondamento del fronte orientale, penetrando in Mesopotamia e Siria fino ad occupare la stessa Antiochia. È probabile che i vari assalti condotti con successo da parte dei barbari abbiano generato in Sapore I la consapevolezza che un attacco ben programmato e contemporaneo da parte del re dei Sasanidi avrebbe permesso alle sue armate di dilagare nelle province orientali romane, con il proposito di congiungersi ai Goti stessi provenienti dalle coste del Mar Nero.

Le truppe persiane erano, infatti, riuscite ad occupare la provincia di Mesopotamia e ad impossessarsi della stessa Antiochia, che avevano razziato recuperando un ingente bottino e numerosi prigionieri 253. Negli anni successivi le incursioni persiane continuarono, fino al 260, sottraendo importanti roccaforti al dominio romano anche in Siria, tra cui Carre, Nisibi 252, Doura Europos 256 e costringendo ancora una volta Antiochia a capitolare nel 252. Limperatore Valeriano fu, così, costretto ad intervenire, arruolando anche una nuova legione, la V Martia. Egli si diresse in Cappadocia e in Bitinia per portar soccorso alle popolazioni di questa provincia, riuscendo poi a riconquistare la capitale della Siria, lanno successivo 257. La campagna proseguì con buoni risultati contro i Persiani fino a tutto il 259. Giunto ad assediare Edessa con grandi difficoltà, a causa di una pestilenza dilagante, recatosi ad un incontro con il re persiano, sembra fu fatto prigioniero a tradimento nellaprile-maggio del 260.

Il figlio, Gallieno, trovandosi in quello stesso periodo a dover combattere lungo il fronte del basso Danubio contro i Goti, dovette rinunciare a compiere unulteriore spedizione per liberare il padre. Egli preferì designare Settimio Odenato, principe di Palmira, del titolo di imperator, dux e corrector totius Orientis, con lobiettivo di allontanare sia la minaccia sasanidi sia quella dei Goti, che infestavano le coste dellAsia Minore.

In Occidente Valeriano aveva dovuto, prima di trasferirsi in Oriente, fermare i Goti nel 254, i quali avevano devastato la regione di Tessalonica, mentre Franchi e Alemanni erano stati fermati dal giovane cesare Gallieno, il quale si meritò per questi successi lappellativo di Restitutor Galliarum e di Germanicus maximus ". Lanno successivo nel 255 sempre i Goti ripresero gli attacchi, questa volta via mare, lungo le coste dellAsia Minore, dopo aver requisito numerose imbarcazioni al Bosforo Cimmerio, alleato di Roma, e raggiungendo le mura della città di Trapezunte, La situazione era così grave da costringere Gallieno ad accorrere lungo i confini danubiani per riorganizzare le forze dopo questa devastante invasione, come testimonierebbe uniscrizione proveniente dalla fortezza legionaria di Viminacium. Non passò molto tempo che una nuova invasione di Goti percorse il Mar Nero, ancora via mare ma questa volta verso la costa occidentale nel 256. Caddero una dopo laltra le città di Calcedonia, della Bitinia, come Prusa, Apamea e Cio, mentre Nicomedia e Nicea furono date alle fiamme.

Contemporaneamente buona parte dei territori settentrionale della provincia delle Tre Dacie vale a dire tutta la Dacia Porolissensis e parte della Dacia Superiore andarono perduti a seguito ad una nuova invasione di Goti e Carpi. Infatti, una volta attraversata la catena montuosa dei Carpazi, gli invasori si fermarono alle zone più meridionali e prossime al Danubio ovvero le attuali regioni dellOltenia e della Transilvania. È inoltre attestata la presenza di alcuni ufficiali delle legioni V Macedonica e XIII Gemina nei pressi di Poetovio, a conferma di un principio di "svuotamento" delle guarnigioni delle Tre Dacie a vantaggio della vicina Pannonia.

Intanto il fronte renano della Germania inferiore fu sconvolto da nuovi attacchi dei Franchi, i quali riuscirono a spingersi fino alla fortezza legionaria di Mogontiacum nel 257, dove furono fermati dallaccorrente legio VI Gallicana da poco formata, di cui era tribuno militare il futuro imperatore Aureliano. Lo stesso Gallieno, lasciato lIllirico a marce forzate, accorse in Occidente, riuscendo a battere le orde franche. Lanno successivo nel 258, ancora i Franchi compirono una nuova incursione, incuneandosi nei territori imperiali di fronte a Colonia per poi spingersi fino alla Spagna, dove saccheggiarono Tarragona), fino a Gibilterra e alle coste della Mauretania romana. E sempre in questi anni tra il 258 ed il 260, Quadi, Marcomanni, Iazigi e Roxolani furono responsabili della grande catastrofe che colpì il limes pannonico dove la stessa fortezza legionaria di Aquincum fu saccheggiata.

Nel 260, i territori che formavano una rientranza tra Reno e Danubio, a sud del cosiddetto Limes germanico-retico gli Agri decumates furono abbandonati a vantaggio delle popolazioni sveve degli Alemanni. Fu infatti Gallieno a decidere il definitivo abbandono di tutti i territori ad est del Reno ed a nord del Danubio, a causa delle continue invasioni delle tribù germaniche limitrofe degli Alemanni, ed alla contemporanea secessione della parte occidentale dellimpero, guidata dal governatore di Germania superiore ed inferiore, Postumo. Contemporaneamente, lungo il Limes della Germania inferiore orde di Franchi riuscirono ad impadronirsi della fortezza legionaria di Castra Vetera e assediarono Colonia, risparmiando invece Augusta Treverorum lodierna Treviri. Altri si riversarono lungo le coste della Gallia e devastarono alcuni villaggi fino alle foci dei fiumi Senna e Somme.

A partire dal 260, e fino al 274 circa, lImpero romano subì la secessione di due vaste aree territoriali, che però ne permisero la sopravvivenza. Ad ovest gli usurpatori dellImpero delle Gallie, come Postumo 260-268, Leliano 268, Marco Aurelio Mario 268-269, Vittorino 269-271, Domiziano II 271 e Tetrico 271-274, riuscirono a difenderne i confini delle province di Britannia, Gallia e Spagna. Scrive Eutropio:

Essi sentivano di dover difendere i confini renani ed il litorale gallico dagli attacchi delle popolazioni germaniche di Franchi, Sassoni ed Alemanni. L Imperium Galliarum risultò, pertanto, una delle tre aree territoriali che permise di conservare a Roma la sua parte occidentale.

In Oriente fu invece il Regno di Palmira a subentrare a Roma nel governo delle province dellAsia minore, di Siria ed Egitto, difendendole dagli attacchi dei Persiani, prima con Odenato 260-267, nominato da Gallieno Corrector Orientis ", e poi con la sua vedova secessionista, Zenobia 267-271.

La cattura di Valeriano da parte dei Persiani generò negli anni successivi, oltre alla secessione ad occidente dellImpero delle Gallie, una serie continua di usurpazioni, per lo più tra i comandanti delle provincie militari danubiane periodo denominato dei "trenta tiranni". Gallieno, costretto a combattere su più fronti contemporaneamente per difendere la legittimità del suo trono, impiegò buona parte delle armate preposte a difesa dei confini imperiali per contrastare molti di questi generali che si erano proclamati imperatori. Il risultato fu di lasciar sguarniti ampi settori strategici del limes, provocando una nuova invasione da parte dei Sarmati in Pannonia o dei Goti che avevano invaso la Bitinia, distrutto Nicomedia, saccheggiato Bisanzio, lantica Ilio ed Efeso, portando grande distruzione fino allEllade ed assediando la stessa Atene nel 261-262.

Contemporaneamente sul fronte orientale attorno agli anni 262-264, Odenato era riuscito a respingere i Persiani sasanidi fino alle mura della propria capitale, Ctesifonte. Si racconta, infatti, che, una volta nominato da Gallieno rector Orientis, raccolto un ingente esercito, passò lEufrate e dopo aspri combattimenti occupò Nisibi, tutta la Mesopotamia romana, recuperando gran parte delloriente compresa probabilmente la stessa Armenia e costringendo Sapore I alla fuga dopo averlo battuto in battaglia. Lanno successivo riuscì a battere nuovamente Sapore I nei pressi della capitale dei Persiani, Ctesifonte, riuscendo ad impadronirsi di un grande bottino di guerra.

Verso la fine del 267 e gli inizi del 268 ebbe inizio una nuova ed immensa invasione da parte dei Goti, unitamente a tutta una serie di popolazioni a loro limitrofe, sconvolgendo le coste e lentroterra delle province romane di Asia Minore, Tracia, provincia di Macedonia e Acaia affacciate sul Ponto Eusino e sul Mare Egeo. Alla fine le armate romane di Gallieno riuscirono a fermarle: in prossimità della foce del fiume Nestus o Nessos ed in Acaia fin sotto le mura della città di Atene. Ne approfittarono, però, gli Alemanni allinizio del 268, i quali riuscirono a penetrare nellItalia settentrionale attraverso il passo del Brennero, approfittando dellassenza dellesercito romano, impegnato a fronteggiare la devastante invasione dei Goti in Illirico e Ponto Eusino. Ma anche in questo caso accorse il nuovo imperatore, Claudio II il Gotico, costringendo gli Alemanni ad interrompere le loro scorrerie.

I Goti però non erano stati ancora battuti in modo definitivo. Fu così necessario un nuovo intervento da parte del neo imperatore, Claudio II, il quale riuscì a riportare una vittoria decisiva su queste genti nella battaglia di Naisso del 269. Anche nel Mare Egeo e nel Mediterraneo orientale furono respinti definitivamente.

Con linizio del 270, quando Claudio era ancora impegnato a fronteggiare la minaccia gotica, una nuova invasione di Iutungi tornò a procurare ingenti danni in Rezia e Norico. Claudio, costretto ad intervenire con grande prontezza, affidò il comando balcanico ad Aureliano, mentre egli stesso si dirigeva a Sirmio, suo quartier generale. Qui morì per unepidemia di peste, costringendo Aureliano a concludere rapidamente la guerra contro i Goti e concentrando i propri sforzi in Occidente, dove sconfisse prima i Vandali Asdingi ed i Sarmati Iazigi sul fronte pannonico, poi gli Iutungi, che si erano spinti fino in Italia battaglia di Piacenza, di Fano e di Pavia.

Una volta terminata la campagna in Italia, nel dirigersi in Oriente per combattere la regina Zenobia del Regno di Palmira, batté Goti che gli muovevano contro e, attraversato il Danubio, uccise il loro re, Cannabaude, e meritandosi lappellativo di Gothicus maximus ". Aureliano era deciso a ristabilire il controllo romano su tutte le regioni orientali ed occidentali dellImpero delle Gallie, dopo aver sconfitto lesercito palmireno nella battaglia di Immae e di Emesa, riuscì ad entrare vittorioso nella capitale del regno di Zenobia, a Palmira estate 272. La regina, che era fuggita per chiedere aiuto ai Persiani, fu raggiunta sulle rive dellEufrate e catturata insieme al figlio, ed esibita pochi anni più tardi nel Trionfo presso il Foro romano. Una successiva ribellione di Palmira lanno successivo nel 273, indusse limperatore a distruggere lantica capitale del Regno.

La crescente crisi lungo le frontiere danubiane, oltre alla secessione in Occidente dellImpero delle Gallie ed in Oriente del Regno di Palmira, costrinse Aureliano ad evacuare la provincia delle Tre Dacie, a causa dei crescenti colpi da parte soprattutto di Goti e Carpi. Entrambe le legioni furono ritirare e riposizionate: la legio V Macedonica a Ratiaria, la legio XIII Gemina ad Oescus in Mesia. Egli, sgombrando larea a nord del Danubio, decise di formare tuttavia una nuova provincia di Dacia a sud del corso del grande fiume, scorporando due nuove regioni dalla Mesia inferiore: la "Dacia Ripense" e la "Dacia Mediterranea". Labbandono definitivo della Dacia fu completato tra il 271 ed il 273.

Nel 272, di ritorno dalla vittoriosa campagna orientale contro Zenobia di Palmira, limperatore fu costretto ad intervenire in Mesia e Tracia, per una nuova incursione da parte dei Carpi, i quali furono respinti tanto da meritargli lappellativo di Carpicus maximus ". Gli anni successivi lo impegnarono nel riportare lImpero allantica unità. E così dopo aver battuto Zenobia nel 272, re-incorporandone i territori del regno di Palmira, si concentrò su Tetrico ed il suo Impero delle Gallie, che sconfisse in modo definitivo nel 274. Ora lobbiettivo di Aureliano era di recarsi in Oriente, dove aveva intenzione di intraprendere una nuova campagna contro i Sasanidi, al fine di recuperare parte dei territori perduti della provincia romana di Mesopotamia, ma fu ucciso da una cospirazione.

Ancora una nuova invasione dei Goti, insieme agli Eruli, mosse dai territori della Meotide, e tornò a saccheggiare lAsia Minore già prima della morte di Aureliano, giungendo fino alle coste della Cilicia già alla fine del 275, ma furono battuti dalle armate romane accorrenti di Marco Claudio Tacito e Marco Annio Floriano. Caduti vittima di un complotto furono sostituiti dal nuovo imperatore, Marco Aurelio Probo, il quale dovette affrontare negli anni 277 e 278 nuove incursioni in Gallia e lungo lalto-medio Danubio, di Franchi, Lugi, Burgundi e forse di Vandali. Al termine di queste operazioni vittoriose, Probo assunse lappellativo di Germanicus maximus ". Negli anni 280-281 riuscì anche a sedare una rivolta in Gallia, dove lallora governatore della Germania inferiore, Gaio Quinto Bonoso, si era proclamato imperatore di tutte le Gallie, della Britannia e della Spagna. E ancora Probo nel 281, sulla strada del ritorno dallOriente dove aveva domato unincursione di Blemmi, trovò il tempo di insediare in Tracia, dopo una nuova campagna oltre il Danubio, ben centomila Bastarni. Ma nel 282 Probo morì, le popolazioni sarmatiche degli Iazigi, uniti ai Quadi, ripresero le ostilità, sfondando il limes pannonico e mettendo in pericolo lIllirico, la Tracia e la stessa Italia. Il nuovo imperatore Marco Aurelio Caro fu costretto ad affidare la parte occidentale dellimpero al figlio maggiore, Marco Aurelio Carino, mentre egli stesso si recò in Oriente per affrontare i Sasanidi. Carino riuscì ad intercettare le bande germano-sarmatiche di Quadi e Iazigi ne fece grande strage.

Caro organizzò una nuova campagna contro i Sasanidi, approfittando del fatto che il re persiano Bahram II era stato indebolito da una guerra civile contro il fratello Ormisda. Caro condusse la prima campagna nel 283, penetrando facilmente nel territorio sasanide, battendo i Persiani prima a Coche, occupando poi Seleucia ed infine la capitale, Ctesifonte. La provincia mesopotamica fu nuovamente rioccupata dalle truppe romane, mentre Caro acquisiva lappellativo di Persicus maximus, mentre il figlio maggiore Carino, fu elevato anchegli al rango di Augusto. Morì probabilmente assassinato alla fine di quella stessa estate. Lavanzata romana cessò con la morte dellimperatore, che lasciò al figlio Numeriano, il compito di ricondurre lesercito allinterno dei confini dellimpero, ma lanno successivo anche questultimo fu ucciso a Perinto.

                                     

1.13. Storia Dislocazione legioni nel 275 d.C.

Sappiamo che alla morte di Aureliano cerano 37-38 legioni, così come è evidenziato qui sotto nella tabella riassuntiva sulla loro dislocazione nel 275:

                                     

1.14. Storia La tetrarchia di Diocleziano 285-306

Con la morte dellimperatore Numeriano nel novembre del 284 a cui il padre Caro aveva affidato lOriente romano, ed il successivo rifiuto delle truppe orientali di riconoscere in Carino il primogenito di Caro, il naturale successore, fu elevato alla porpora imperiale un validissimo generale di nome Diocleziano. La guerra civile che ne scaturì vide la vittoria di Diocleziano primavera del 285.

Ottenuto il potere, nel novembre del 285 Diocleziano nominò suo vice cesare un valente ufficiale, Marco Aurelio Valerio Massimiano, che pochi mesi più tardi elevò al rango di augusto 1º aprile 286: formò così una diarchia, nella quale i due imperatori si dividevano su base geografica il governo dellImpero e la responsabilità della difesa delle frontiere e della lotta contro gli usurpatori.

Data la crescente difficoltà a contenere le numerose rivolte interne e lungo i confini, nel 293 si procedette a unulteriore divisione territoriale, al fine di facilitare le operazioni militari: Diocleziano nominò come suo cesare per lOriente Galerio, mentre Massimiano fece lo stesso con Costanzo Cloro per lOccidente. Questa seconda tetrarchia durò però un solo anno, poiché con la morte di Costanzo Cloro, cominciò un lungo periodo di guerre civili durate quasi un ventennio.

                                     

1.15. Storia Guerre e spostamenti legionari

Nel 285 al nuovo ed unico imperatore, Diocleziano, toccò respingere nuove invasioni germano-sarmatiche sia in Mesia sia in Pannonia, ancora una volta favorite dallaver sguarnito le frontiere del medio-basso tratto danubiano a causa della recente guerra civile. Contemporaneamente Massimiano mosse in Gallia contro i ribelli Bagaudi, le orde barbariche di Burgundi ed Alemanni. Lanno successivo il prefetto della flotta del canale della Manica, il futuro usurpatore Carausio, riuscì a respingere gli attacchi dei pirati Franchi e Sassoni lungo le coste della Britannia e della Gallia Belgica. Ancora nel 287 le armate romane ottennero nuovi successi sulle tribù germaniche di Alemanni e Burgundi sullalto Reno, oltre a Sassoni e Franchi lungo il corso inferiore. Nel 288 e nel 289 furono ottenuti nuovi successi da Massimiano sugli Alemanni, in unazione combinata con lo stesso Diocleziano e con Costanzo Cloro, e poi sui Franchi.

Nel 293 Diocleziano ricevette la quinta acclamazione come Germanicus maximus in seguito ai successi riportati da Costanzo Cloro, il quale dopo aver marciato su per la costa fino agli estuari di Reno e Sheldt, riportò una vittoria sugli alleati franchi del ribelle Carausio. Nellottobre di quello stesso anno Diocleziano si recò a Sirmio per organizzare una nuova campagna militare per lanno successivo contro i sarmati Iazigi, insieme a Galerio appositamente creato cesare dal 1º aprile del 293, per meglio dividersi i compiti lungo le frontiere imperiali dellOriente romano. Sembra, infatti, dalle affermazioni di Eutropio che una nuova guerra tra Roma e la Persia iniziò proprio nel 293. Ma è solo nel 296 che il cesare Galerio, fu chiamato da Diocleziano alle prese con una rivolta in Egitto per intraprendere una campagna militare contro Narsete, sovrano sasanide asceso al trono tre anni prima e che aveva invaso la provincia romana di Siria. Lesercito romano, una volta passato lEufrate con forze insufficienti, andò incontro ad una cocente sconfitta presso Nicephorium Callinicum, a seguito della quale Roma perse la provincia di Mesopotamia. Tuttavia, nel 297, avanzando attraverso le montagne dellArmenia, ottenne una vittoria decisiva sullImperatoresasanide Narsete, ricavandone un enorme bottino, che comprendeva lharem di Narsete.

Approfittando del vantaggio, prese la città di Ctesifonte, costringendo Narsete alla pace lanno successivo. La Mesopotamia ritornò sotto il controllo romano, lArmenia fu riconosciuta protettorato romano, mentre a Nisibi furono accentrate le vie carovaniere dei commerci con lestremo Oriente Cina e India. Con il controllo di alcuni territori ad est del fiume Tigri, fu raggiunta la massima espansione dellimpero verso est 298. Galerio celebrò poi la propria vittoria erigendo un arco trionfale a Tessalonica, sebbene non avesse accolto favorevolmente il trattato di pace, poiché avrebbe preferito avanzare ulteriormente in territorio persiano, sulle orme di Traiano. Al termine di queste campagne o forse poco prima, furono arruolate e posizionate in Oriente almeno cinque nuove legioni: la I Armeniaca e la II Armeniaca lungo lEufrate in Armenia; la IIII, V e VI Parthica in Mesopotamia ed Osroene.

Contemporaneamente sul fronte settentrionale nuovi successi furono riportati dalla armate romane, nel 294 contro le tribù sarmatiche e gotiche, nel 295 e 297 contro i Carpi questi ultimi trasferiti in territorio romano, nel 298 contro gli Alemanni nella battaglia di Lingones e di Vindonissa, ed ancora contro i Goti, nel 299 ancora contro Carpi, Bastarni e Sarmati Roxolani ed infine nel 300 nuovamente contro i Sarmati.

Lungo il fronte africano sappiamo che per la prima volta nel 290, i Saraceni, tribù araba stanziata nella penisola del Sinai, tentarono invano di invadere la Siria; nel 293 scoppiò una guerra contro i Quinquegentiani, domata solo quattro anni più tardi da Massimiano; nel 296-298, sempre laugusto Massimiano riuscì a respingere le tribù dei Mauri ed a debellare quella dei Quinquegentiani, che erano penetrati anche in Numidia, poi fu la volta nel 297 dei Berberi; ed infine nel 298 i territori del Dodecascheno furono abbandonati ed affidati ai Nobati, come federati contro i Blemmi.

                                     

1.16. Storia Dislocazione legioni nel 305 d.C.

Sappiamo che allabdicazione di Diocleziano cerano almeno 53 legioni o forse 56 oltre probabilmente alla Legio I Isaura Sagittaria in Oriente; alla legio I Iulia Alpina, legio II Iulia Alpina e legio III Iulia Alpina posizionate a guardia delle Alpi, così come è evidenziato qui sotto nella tabella riassuntiva sulla loro dislocazione nel 305:

                                     

1.17. Storia Dalla guerra civile alla morte di Costantino 306-337

La guerra civile romana degli anni 306-324 vide lo scatenarsi di un lungo conflitto durato quasi un ventennio tra numerose fazioni di pretendenti al trono imperiale tra augusti, cesari ed usurpatori in diverse parti dellImpero, al termine del quale prevalse su tutti Costantino il Grande. Egli era così riuscito a riunire il potere imperiale nelle mani di un solo monarca, dopo il periodo della Tetrarchia.

In questa nuova fase Costantino I, divenuto monarca unico Restitutor orbis ed assoluto dellImpero romano Dominus et Deus, non solo riuscì a consolidare lintero sistema difensivo lungo i tratti renano e danubiano, ma ottenne importanti successi militari e tornò a "controllare" buona parte di quei territori ex-romani, che erano stati abbandonati da Gallieno ed Aureliano: si trattava dell Alamannia Agri decumates, della Sarmatia piana meridionale del Tibisco, ovvero il Banato e della Gothia Oltenia e Valacchia come sembra dimostrare la monetazione del periodo ed il nuovo sistema difensivo del periodo diga del Diavolo e Brazda lui Novac. Vi è da aggiungere che proprio in questo periodo, Costantino portò avanti una nuova serie di riforme, a completamento di quelle attuate quarantanni prima da Diocleziano. Il percorso che egli compì, fu però graduale nel corso degli ultimi tredici anni di regno dal 324 al 337, anno della sua morte.

Al termine di questo periodo, lui che tanto tempo aveva impiegato per riunificare lImpero sotto la guida di un unico sovrano, decise di dividerne i suoi territori in quattro parti principali ed una secondaria, affidata al nipote Annibaliano, lasciando ai figli, Costantino II, la parte più occidentale, a Costante I quella centrale, a Costanzo II lAsiana, lOriente e lEgitto, mentre al nipote Dalmazio, il "cuore" del nuovo impero con la capitale Costantinopoli, per evitare che i figli potessero poi contendersela in una nuova guerra civile. In pratica egli ricostituiva una nuova forma di Tetrarchia, che però durò poco meno di sei mesi, poiché Dalmazio fu assassinato e lImpero rimase diviso ora in tre parti.

                                     

1.18. Storia Dislocazione legioni nel 337 d.C.

Sappiamo che alla morte di Costantino cerano 63 legioni o più, così come è evidenziato qui sotto nella tabella riassuntiva sulla loro dislocazione, suddivisa tra i quattro Cesari 14 per ciascun figlio ed 11 al nipote Dalmazio oltre ad Annibaliano una decina nella diocesi del Ponto, in Armenia e Mesopotamia:

                                     

1.19. Storia Dagli eredi di Costantino alla Notitia Dignitatum

La Notitia Dignitatum fornisce, infine, un quadro più o meno completo, anche se in gran parte anteriore alle grandi invasioni ed ai regni romano-barbarici, della struttura delle province e delle unità militari. Dal documento emerge una certa frammentazione, un quadro di apparente indebolimento delle vecchie legioni, con unità prive di un organico completo, anche se del tutto regolari e pienamente inserite allinterno di un preciso organigramma. Laspirazione ad entrare nella milizia limitanea era, generalmente, più diffusa, non solo a motivo del fatto che chi vi era arruolato ovvero i provinciali avesse il vantaggio di rimanere vicino alla famiglia, ma anche in ragione della esenzione a beneficio dei figli dei curiali il notabilato delle città preposto alla esazione dei tributi, garantita da una legge del 363, dellobbligo ereditario alla ferma per coloro che sceglievano la strada dellarruolamento e servivano nellesercito per 10 anni.

Qui di seguito lelenco di legiones tardo imperiali al tempo della Notitia dignitatum. Si trattava di ben 190 legioni, così ripartite: 25 palatinae, 74 comitatenses, 46 pseudocomitatenses e 45 limitaneae. Vediamo ora nel dettaglio la parte orientale:

Qui sotto nel dettaglio la parte occidentale:

                                     

1.20. Storia Formazione o scomparsa di nuove legioni per periodo storico

Qui di seguito viene indicata la data di formazione o scomparsa nel caso in cui siano state "sciolte" o distrutte delle legioni, per singolo periodo storico, dopo Augusto 19 a.C. fino a Costantino I 337:

Legenda: Legione scomparsa