ⓘ Contea di Geraci

                                     

ⓘ Contea di Geraci

La Contea di Geraci è stato uno dei maggiori feudi del Regno di Sicilia, la cui consistenza territoriale, valenza politico-economica, importanza strategica e forma amministrativa fu parificata a quella di un giustizierato provinciale. Secondo la tradizione, questo feudo fu fondato con il titolo di contea dopo la battaglia di Cerami del 1063 da Ruggero I, ma la documentazione superstite non permette di anticipare lesistenza di una contea di Geraci prima dellanno 1159, allepoca del conte Ruggero I da Craon. La contea di Geraci fu elevata a marchesato nel 1436.

                                     

1. Storia

Geraci Siculo originariamente si presentava arroccata a dominare il territorio: in assetto topografico e orografico strategico per il controllo delle vie che dalla costa tirrenica raggiungevano lentroterra dellisola.

In epoca bizantina si sviluppò un borgo, fortificato nella parte superiore del crinale roccioso su cui oggi poggia linsediamento. Il primo nucleo della fortificazione, rispondente alle strategie difensive adottate dai Bizantini per fronteggiare le minacce saracene, è da far risalire alla fine dellVIII secolo o allinizio del IX secolo. Infatti, il cronista Nowairi attesta lesistenza della rocca di Geraci nellanno 840.

I Bizantini avevano costituito un limes verticale che attraversava da Nord a Sud il centro della Sicilia, come baluardo allinvasione berbera proveniente da occidente, e per difendere lo scacchiere orientale dellIsola, dove si concentrava la popolazione greco-bizantina di Messina e Siracusa. Il sistema fortificato e il territorio afferente - nel quale restava inserito Geraci - fu composto nella parte Nord dalle imponenti fortezze di Cefalù, Petralia, Nicosia, Tavi, Bozzetta e Enna, luoghi forti che vedremo segnare in diversa misura la nascita e lo sviluppo della contea di Geraci.

Quando, nell840, nel castello bizantino giunsero i Berberi, la popolazione locale fece accordi con i nuovi conquistatori, cedendo il possesso della rocca in cambio del mantenimento della fede cristiana, e delle proprie attività economiche e sociali. Già allora il borgo doveva consistere in un centro di notevole rilievo, poiché il geografo arabo Al-Muqaddasi, descrivendo la Sicilia alla fine del X secolo, inserisce Geraci nellelenco delle ventuno principali città dellIsola.

Con la conquista normanna 1062-1064 il borgo di Geraci mantenne un importante ruolo strategico-militare, divenendo un caposaldo della nuova feudalità della futura Contea di Sicilia. Da Ruggero dAltavilla, secondo unincerta tradizione risalente almeno al XVI secolo, la contea fu data in feudo al nipote Serlone II o Riccardo Serlone II dAltavilla, a seguito della battaglia di Cerami. Secondo il Malaterra, Serlone II fu titolare di metà dellintera contea di Sicilia insieme al compagno darmi Arisgot du Pucheuil.

Dopo la morte di Serlone II un quarto del feudo fu assegnato alla sua vedova, che in seguito si risposò con un cavaliere normanno, il quale si ribellò al re. Non è tuttavia chiaro nelle fonti, come il cronista Goffredo Malaterra, se tra i possessi del ribelle fosse compresa Geraci o piuttosto Gerace di Calabria. La giurisdizione di Serlone tuttavia si estendeva anche in Sicilia, e, secondo il Malaterra, il suo quartier generale - nel corso delle operazioni di conquista dellisola - fu costituito nei Nebrodi e nelle fortezze di Petralia Sottana e Cerami.

                                     

1.1. Storia La contea di Geraci in epoca normanno-sveva

A metà del XIII secolo la contessa Isabella di Geraci, di origine normanna, appartenente alla casa reale di Federico II, sposa Enrico II di Ventimiglia figlio di Filippo I Ventimiglia, conte del Maro in Liguria. Linserimento dei Ventimiglia nella famiglia reale fa assumere a questi vassalli un ruolo di primissimo piano, di stampo proto-signorile, in tutte le vicende culturali, politiche e militari della Sicilia, già nel XIII secolo, mantenendo intatto il prestigio signorile sino al XIX secolo.

                                     

1.2. Storia Il casato della duecentesca Isabella contessa di Geraci

Lorigine e il casato di Isabella, secondo la quasi totalità degli studiosi, deriverebbero dal gran siniscalco Aldoino di Candida, che avrebbe sposato Guerrera da Craon, contessa di Geraci documentata nel 1195. Tuttavia, tale matrimonio – per quanto plausibile - appare speculativo, non suffragato da documentazione. Il conte Aldoino dIschia, presunto discendente di Aldoino di Candida, nel suo testamento del 1234 - redatto a Foggia presso la corte di Federico II di Svevia - si dichiara signore dei castelli di Candida e Lapio, nellantica provincia campana del Principato, beni questi che concede in dote alla sorella, sposa di Giordano Filangeri. La genealogia, nellipotesi più accettata negli studi accademici, è la seguente:

  • Ruggero II, conte dIschia e Geraci + ante 1222, sposa Isabella di Parisio
  • Riccardo dAltavilla "Il Siniscalco", conte di Massafra, Castellaneta e Mottola
  • Guerrera da Craon, contessa di Geraci, sposa Aldoino signore di Candida e Lapio
  • Ruggero I da Craon, conte dIschia e signore di Geraci
  • Drogo dAltavilla Hauteville, conte di Puglia + 1051; sposa Gaitelgrima di Salerno
  • Aldoino, conte di Ischia e Geraci + ante 1240, sposa la sorella di Andrea Cicala
  • Isabella, contessa di Geraci, sposa Enrico II di Ventimiglia
  • Eloisa da Carreaux e dAltavilla, sposa Ruggero da Barneville
  • Rocca da Barneville, sposa Guglielmo da Craon
  • Rocca dAltavilla signora di Mottola e del castello di Ullano, sposa Roberto da Carreaux

Aldoino conte dIschia e signore di Geraci risulta figlio di Ruggero II conte dIschia, già defunto nel 1222 e della contessa Isabella di Parisio, come si deduce pur dallatto di fondazione della chiesa della Santissima Trinità di Geraci nel 1228. Tuttavia la contessa Guerrera è lunica titolare di Geraci e delle Petralie negli anni 1195-1196, non risultando dalla documentazione autentica ancor sposata, né vedova con prole. Il presunto nipote abiatico di Guerrera, Aldoino conte di Geraci, nel testamento del 1234 ha già due figlie e un figlio illegittimo, quindi è un uomo maturo, difficilmente riconducibile al padre Ruggero se questultimo nacque dopo il 1196, avremmo cioè, secondo questa teoria, padre e figlio, Ruggero e Aldoino, pressoché contemporanei.



                                     

1.3. Storia Lipotesi alternativa

Lipotesi sopra descritta non tiene conto del fatto che Candida e Lapio, signorie dellAldoino conte di Geraci, già defunto nel 1240, non erano più in possesso dei discendenti, o pretesi discendenti, di Aldoino di Candida, il gran siniscalco del XII secolo presunto marito della contessa Guerrera.

Dal Catalogus baronum depoca normanna, le baronie di Candida e Lapio risultano infatti ritornate al demanio, dopo essere state in possesso nel XII secolo di Aldoino di Candida. Successivamente furono concesse alla famiglia dei Capece, vassalla per Candida e Lapio dei conti dAltavilla di Gesualdo. Inoltre, risulta documentato il matrimonio di Elia dAltavilla di Gesualdo già defunto nel maggio 1206 con tale Guerrera, che potrebbe identificarsi con lomonima contessa di Geraci citata nel 1195. In questo caso Ruggero II dIschia e Geraci, ribelle intorno al 1209-1211 al re Federico II di Svevia, come risulta in una missiva allabate di Montecassino del gennaio 1210, potrebbe corrispondere allo stesso figliastro di Guerrera, quindi al figlio del conte Elia dAltavilla. Infatti, pure questi si chiamò Ruggero, fu nominato conte dallimperatore Enrico VI, si ribellò anchegli e fu esiliato, nel 1212, pare in Provenza e a Ventimiglia?. Anche la figura di Ruggero II di Geraci, come accennato, corrisponde a quella di un uomo adulto quando nel 1209 si ribella a Federico II - insieme allamico Paolo di Cicala, conte di Collesano - figura difficilmente inseribile nella storia di Geraci prima del 1195-1196, quando lunica titolare è Guerrera da Craon. La figlia di Ruggero II, Margherita, sposerà Andrea di Cicala, figlio di Paolo e signore di Collesano e Polizzi, nominato dal cognato Aldoino, nel testamento del 1234, tutore delle figlie e amministratore della contea di Geraci. Contestualmente allamministrazione dei beni di Geraci, Andrea di Cicala assurse - negli anni 1242/1243-1246 - alla massima carica imperiale di Capitaneus generalis et magister iustitiarius su tutto il Regno di Sicilia, detenendo quindi su Geraci anche la piena e totale giurisdizione.

Questa ipotesi – altrettanto plausibile e più documentata – spiegherebbe la costante e secolare tradizione che presenta i discendenti di Enrico II di Ventimiglia come eredi della famiglia reale degli Altavilla. In alternativa, laltra ipotesi, come già osservato, identifica il legame dei Ventimiglia con gli Altavilla attraverso Drogo dAltavilla, zio di Serlo.

                                     

1.4. Storia Linsediamento dei Ventimiglia

Dopo la morte di Federico II, avvenuta nel 1250, Enrico e la contea entrarono con più rilievo negli avvenimenti politici e militari della Sicilia. Sotto il re Corrado IV di Svevia, infatti, Enrico Ventimiglia si investe di Geraci 1254? ed ottiene la città di Polizzi, Collesano, Petralia Superiore e Inferiore, poi Gratteri e Isnello, Gangi, Castel di Lucio, Ipsigro e Fisauli che in futuro diventeranno Castelbuono, Belici attuali comuni di Castellana Sicula e Marianopoli, Montemaggiore e Caronia, nonché importanti beni e palazzi beni definiti partes nella città vescovile di Cefalù.

Geraci divenne il centro della contea assumendo posizioni di rilievo fra i paesi dei Nebrodi e il suo signore, nei secoli seguenti, fu nominato "primo conte dItalia e marchese di Sicilia". Dopo un lungo assedio subito nel 1269-1270, il conte Enrico II di Ventimiglia, partigiano e leader del partito svevo, abbandona Geraci agli Angioini. Al 18 dicembre del 1270, il re Carlo dAngiò ingiunge al suo maestro razionale Giovanni de Mesnil uninchiesta sullimposizione fiscale disposta nellanno indizionale 1263-64 dal conte Enrichetto di Ventimiglia. Il documento denota, a quella data, la piena potestà amministrativa dei Ventimiglia nella contea di Geraci, dove sembra svolgessero, in quanto vassalli titolari della contea, una funzione, quella di raccogliere la colletta, propria del giustiziere provinciale. In documento del 4 maggio 1278, Enrico II di Ventimiglia, conte dIschia, è definito da Carlo dAngiò - per la prima volta nella documentazione conosciuta - "comitis Giracii olim tempore" ; lo stesso documento ci informa dellesistenza in Geraci di un palacium comitale - forse la cosiddetta Torre di Engelmaro - distinto dal castello, che passato al demanio angioino doveva essere mantenuto e restaurato a spese delle comunità del contado: San Mauro, Ipsigro, Petralia Inferiore e Superiore.

                                     

1.5. Storia I Montfort-Leicester

Il re Carlo I dAngiò si affretta a insignorire della contea di Geraci i suoi cugini Simone e Giovanni di Montfort-Leicester al 23 gennaio 1271. A Giovanni di Monfort-Leicester, vanno assegnati i castelli di Gangi, Castelluccio e Geraci cum terrae et comitatu. Il vassallaggio dei Montfort comprende inizialmente i castra di Geraci, San Mauro, Ypsigro, Fisauli, Belici, Montemaggiore, le terre di Gangi e Castel di Lucio, ma nel luglio del medesimo 1271 i Montfort recedono la contea di Geraci in cambio della contea calabrese di Squillace. Simone di Monfort-Leicester defunto nel 1275, inizialmente riceve San Mauro, Ypsigro e Fisauli, poi vi rinuncia per la contea di Avellino, tuttavia gli sono consegnate dal sovrano Gangi, Castelluccio e Geraci, già del fratello Giovanni. Castel di Lucio nel 1280 sarà un vassallaggio di Pietro de Lamanon. Ypsigro nel 1271 passa a Gerardo dAlbi e nel 1276 a Roberto de Rivello. Il castello di Gratteri è invece assegnato il 12 gennaio 1278 a Guglielmo di Moustier, con privilegio in cui Carlo dAngiò cita il traditore Enrico Ventimiglia Le ampie baronie delle Petralie e di Caronia sono cedute a altri vassalli francesi. Pietro de Bullas riceve la castellania di Cefalù nel 1272, e impone subito alla città un tributo, Giovanni Berlay, padre e figlio, fra il 1270 e il 1271 ottengono la terra e il castello di Collesano, che successivamente passerà ai Ventimiglia. Polizzi negli anni 1275/76 è infeudata a Dreuz del Lazabat. Tra il 1274 e il 1281, negli statuta castrorum angioini, Geraci, San Mauro, Caronia, Cefalù e Termini risultano castellanie ritornate al demanio regio.



                                     

1.6. Storia Francesco I, i Palizzi e gli Aragona in Geraci

I tumulti che fecero da preludio alla guerra del Vespro portarono a un periodo di interregno tra la caduta di Carlo dAngiò e lincoronazione di Pietro I, nel quale si formò un governo provvisorio composto, tra gli altri, anche da Aldoino Ventimiglia conte dIschia, designato signore di Geraci. Durante la guerra, tra il 1282 e il 1302, i conti di Geraci, Enrico e contemporaneamente il suo primogenito Aldoino, guidarono politicamente e militarmente il partito svevo-aragonese contro lesercito angioino. Nel 1315 il conte Francesco I Ventimiglia, figlio di Aldoino, sposa Costanza Chiaromonte, contessa di Modica, ripudiata nel 1321 con dispensa papale perché sterile. Nello stesso anno contrae matrimonio con Margherita de Escolo/Consolo parente dei conti di Capizzi. Francesco I fu invitato al parlamento dellisola indetto da re Pietro II, ma rifiutò di recarvisi disobbedendo alla volontà del sovrano, sicché lesercito reale, dopo un cruento assedio, prese Geraci e occupò la contea ribelle.

Francesco morì nel 1338 e la contea confiscata ai Ventimiglia fu concessa alla regina Elisabetta di Carinzia, rimanendo nella camera reginale sino almeno al luglio 1349. Alla morte della regina intorno al 1350, la contea di Geraci fu assegnata allinfante Giovanni, suo figlio, e alla morte di questi, intorno al 1352, al fratello Federico, futuro re. Caronia, membro del comitato di Geraci, fu ceduta a Matteo Palizzi, di una delle famiglie di spicco della fazione dei Latini durante la guerra tra angioini e aragonesi. Matteo aveva sposato la cugina di Francesco I Ventimiglia, figlia dello zio Nicolò Ventimiglia. Insieme a Caronia il fratello del Palizzi, Damiano, ottenne inizialmente anche la contea di Collesano con Gratteri, ceduta dopo il 1340, per fellonia e esilio dei Palizzi, al vicario Giovanni dAragona. Questi nel 1344 laveva venduta al milite palermitano Giovanni Lombardo; nel 1346 ne risultava titolare Pietro Siragusa, per poi passare allinfante Giovanni dAragona e al fratello Federico dAragona. La regina Elisabetta vende per ottocento onze, 15 luglio 1349, al suo segretario Giovanni Paolillo, i feudi di Regiovanni, Artesina, Bordonaro; si trattava di importanti suffeudi della baronia di Gangi, che tornarono sotto il diretto controllo di Cicco di Ventimiglia, figlio di Francesco II, con investitura dell11 dicembre 1396.



                                     

1.7. Storia Giustizierato di Geraci

Il conte Aldoino di Ischia e Geraci risulta già defunto nel 1240, come si ricava da un privilegio dellimperatore Federico II di Svevia, nel quale il sovrano concede la terza parte delle decime del castello di Geraci a un canonico della cappella palatina di Palermo. Nellistrumento del 1252, contenente in copia autentica il diploma federiciano, la contea di Geraci risulta amministrata, fra il 1240 e il 1242, da tre camerari per conto dellimperatore. Nel medesimo 1251-1252, allepoca di Corrado IV, il medesimo documento testimonia che era stato istituito il "vallum" del comitato di Geraci e delle Parti di Cefalù e Termini. Lesistenza di un ufficio di camerario nel distretto di Geraci, Cefalù e Termini, sin dal 1251, potrebbe far ipotizzare la corrispondente istituzione di un analogo giustizierato nel medesimo distretto, poiché la costituzione federiciana Occupatis nobis prevedeva che in ogni provincia fosse destinato un giustiziere e un camerario: "ut per provincias singulas, quae certis iustitiariatuum et camerariatuum terminis limitantur, non plures quam unus Iustitiarius et unus Magister Camerarius ordinetur". Tuttavia i feudi quaternati, cioè i maggiori, direttamente dipendenti dallinvestitura sovrana, secondo la legislazione federiciana dipendevano direttamente, per lamministrazione della giustizia penale, dal Gran Giustiziere e dalla Magna Curia. Lesistenza di un giustizierato di Geraci, Cefalù e Termini si può quindi ipotizzare soltanto dopo la morte del conte titolare Aldoino nel 1240, nonché verso la fine del regno federiciano, quando con listituzione dei praeses provinciarum i giustizieri provinciali acquisirono potere istruttorio - ma non giudicante - anche sui feudi maggiori. Nel 1229 si osserva il conte Aldoino dare ordine ai propri balivi e giudici affinché si armassero alcune navi da guerra, e da questo si può dedurre che rientrasse nelle competenze feudali del conte di Geraci e Ischia pur la bassa giuztizia penale, oltre quella civile e amministrativa, proprie dellufficio del balivo federiciano, ovvero il cosiddetto mixtum imperium. Come si è notato, nellanno indizionale 1263-1264, risulta che Enrico di Ventimiglia abbia imposto nella contea una leva fiscale, probabilmente una colletta o sovvenzione generale, esercitando un potere specifico dei giustizieri provinciali.

Le riforme amministrative operate da Carlo I dAngiò, subentrato agli Svevi, sembra abbiano soppresso le formule amministrative subordinate alle due province federiciane citra flumen Salsum e ultra flumen Salsum.

Nondimeno, almeno nei primi anni della dominazione angioina, non si verificò effettiva abrogazione della provincia del "comitato di Geraci e delle parti di Cefalù e Termini". In effetti, la provincia si mantenne contemporaneamente alla titolarità, contestata per ribellione, della contessa Isabella di Geraci, moglie di Enrico II di Ventimiglia, e erede sia delle contee paterne di Geraci e Ischia sia di quelle dello zio ed ex-tutore Andrea Cicala defunto il 17 maggio 1246, ovvero di Collesano e Polizzi.

Al momento del suo insediamento come re di Sicilia, a seguito della rivolta anti-angioina dei Vespri, il nuovo sovrano Pietro I dAragona istituì sette giustizierati che amministrassero la giustizia, lerario le milizie del regno, probabilmente ricalcando la consolidata suddivisione distrettuale dellera federiciana. Essi furono: i valli di Castrogiovanni, Demona e Milazzo, di Noto, di Mazara, di Girgenti, larcipelago di Malta; Palermo; la contea di Geraci comprendente le sue partes di Cefalù e di Termini. Dalla nomina del giustiziere di Geraci, il milite Ruggero Mastrangelo, risalente al 6 ottobre 1282, apprendiamo che il giustizierato era definito "in toto Comitatu Giracii ultra flumen Salsum et partìbus Gephaludi et Termarum" ; questa formula, oltre alle terre a occidente del fiume Salso, probabilmente ricomprendeva le signorie ventimigliane di Gangi, Castelluccio e San Mauro, ad oriente delle fonti del Salso nascente presso Gangi.

A cavallo tra gli anni 1285 e 1286 il giustizierato della contea di Geraci e delle partes di Termini e Cefalù fu aggregato al Vallo di Girgenti, il quale prenderà il titolo di "Val di Agrigento, della contea di Geraci e delle parti di Termini e Cefalù". Morto Aldoino, nel 1289, Enrico II rientra dalla Liguria e, intorno al 1292, ottiene nuovamente il feudo della contea di Geraci, forse separandolo dallintendenza del Vallo di Girgenti, come ritiene la communis opinio storiografica, mentre le partes di Termini e Cefalù sarebbero rimaste pertinenza di Girgenti.

Detta separazione appare tuttavia controversa. Allepoca il conte di Geraci non possiede ancora il merum imperium, cioè la piena giurisdizione penale, ma soltanto la bassa giustizia penale nonché quella civile e amministrativa mixtum imperium. Dunque ancora nel 1303, 1308 e 1311 compare il giustizierato di Agrigento, Geraci, Cefalù e Termini, anche in contemporanea con la presenza di un conte titolare del feudo. Così si registrano una serie di atti regi del marzo-ottobre 1308 – quando sicuramente Geraci fu in possesso dei Ventimiglia – e in cui, appunto, ricompare il giustizierato di Agrigento, Cefalù, Termini e Geraci. Nel testamento di Francesco I Ventimiglia, redatto il 22 agosto 1337, risulta che il conte di Geraci aveva ottenuto da re Federico III di Sicilia il diritto di percezione delle collette e sovvenzioni del Regno in relazione alle sue terre feudali, ovvero una delle principali attribuzioni dei giustizieri provinciali, diritto patrimonializzato lasciato in eredità ai figli.

Durante loccupazione e governo con mero e misto imperio di Geraci da parte dei membri della casa reale 1338-1353 si verificò probabilmente il definitivo distacco del giustizierato di Geraci da quello di Agrigento. Vediamo infatti il 3 luglio 1348 agire il milite Giacomo di Serafino, giustiziere reginale della Contea di Geraci. Così la contea riassunse i contorni di una provincia autonoma, gestita dai Ventimiglia successivamente al 1353.

Di fatto, dopo il 1361, il potere acquisito dai Ventimiglia nel periodo aragonese rese la contea di Geraci "uno stato nello stato", ovvero una signoria con autonomia amministrativa nel campo della giustizia, in grado di coniare proprie monete, promulgare la legislazione statutaria di città demaniali sottoposte al proprio governo maximum grado del merum imperium,stabilizzare e colmare le incertezze economico-politiche di un discontinuo potere centrale aragonese. Il conte di Geraci aveva legittima facoltà di nominare due dei quattro giudici della Gran Corte del Regno di Sicilia, tribunale supremo di ultima istanza, affinché garantissero gli interessi della contea nei giudizi di appello, ma nonostante ciò, spesso, i conti si arrogavano il diritto di mantenere gli appelli nella propria giurisdizione, gestendo una propria Gran Corte.

                                     

1.8. Storia Lamministrazione politico-economica della contea

Nel 1353 Emanuele e Francesco II Ventimiglia, figli di Francesco I, risultano già rientrati in possesso dei beni paterni, prima ancora della formale restituzione del 15-20 giugno 1354, assumendo le massime responsabilità di governo nella curia regia. I conti di Geraci iniziarono pur a acquisire incarichi di "capitaneus", ovvero di piena giurisdizione civile, criminale e militare su importanti centri urbani nonché feudali, come Alcamo, Salemi, Mistretta, Agira ecc.

Un documento del 1373, relativo allamministrazione delle contee di Geraci e Collesano, evidenzia la confluenza in un unico dominio delle terre feudali e demaniali: il camerario del conte Francesco II relaziona i rendiconti di dieci anni di introiti, riscossi dai diversi secreti delle terre e luoghi della nostra Contea, nonché dai secreti e maestri portulani delle terre di Trapani, Termini e Cefalù, e anche dal secreto e dai gabellotti della terra di Polizzi e inoltre dai secreti, gabellotti e altre persone, ufficiali delle terre e luoghi del nostro governatorato

                                     

1.9. Storia Dal vicariato generale al marchesato

Con la morte di Francesco II avvenuta nel 1387, la contea di Geraci fu suddivisa in due contee, concesse ai figli Enrico e Antonio. Intorno allanno seguente i Ventimiglia ottennero il riconoscimento pontificio del proprio vicariato generale, cioè della propria signoria su una parte del territorio del regno. Nei primi anni di viceregno, nel 1419, Giovanni I Ventimiglia, primo conte e marchese di Geraci, trasferì la capitale della contea da Geraci a Castelbuono. Egli fu anche governatore del Regno di Napoli in fase di conquista nel 1435 e poi nel 1460 reggente dello stesso regno in assenza del sovrano. Nellisola, Giovanni nel biennio 1430-1432 fu viceré di Sicilia e dal 1444 viceré del ducato di Atene, ricoprendo al contempo primari incarichi, come quelli di camerario maggiore, almirante maggiore, capitano generale dello Stato della Chiesa ecc. In questo periodo, inoltre, il conte-marchese di Geraci estese la propria signoria su Termini, Cefalù, Sciacca e larga parte del ducato di Bari, la contea di Montesarchio nel Beneventano, Castellammare di Stabia ecc.

Nel 1430 Alfonso V dAragona diede ai Ventimiglia e alla contea di Geraci il privilegio "di piena giurisdizione penale" e quello di lasciare in eredità ai suoi successori il medesimo diritto. Tra marzo e aprile del 1436 la contea viene elevata a rango di marchesato e negli anni 1595 e 1606 il marchese di Geraci e principe di Castelbuono è nominato presidente del regno. Con labolizione del feudalesimo previsto dalla Costituzione siciliana del 1812 il marchesato di Geraci viene di fatto annullato e il suo territorio diviso tra i distretti di Termini, di Cefalù e di Mistretta, i primi due facenti parte dellIntendenza di Palermo, lultimo dellIntendenza di Messina.



                                     

1.10. Storia Lo scontro con Ferdinando il Cattolico

Alla salita al trono di Sicilia di Ferdinando II dAragona, il futuro Ferdinando il Cattolico, corrisponde una politica di ridimensionamento dei poteri signorili nel regno isolano, le cui spese furono sostenute, come principali vassalli, proprio dai marchesi di Geraci. Il casus belli tra monarchia e marchesi di Geraci si presentò allorché Alfonso Ventimiglia, nipote del marchese Giovanni I, fu ucciso in duello, la Corona mostrò scarso interesse a punirne lassassinio, incoraggiando indirettamente la vendetta personale del clan ventimigliano. La conseguenza fu la condanna a morte giudiziaria di Carlo, fratello dellucciso e di Enrico, figlio del marchese Antonio. Questultimo, al contempo, Grande Ammiraglio e Capitano generale del Regno di Sicilia, assunse la leadership dellopposizione alla monarchia, riesumando la politica autonomistica dei marchesi di Geraci, appoggiando le proteste del parlamento siciliano contro un tributo straordinario del 10% sul reddito di città demaniali e signorie feudali.

Limprovvisa morte di Antonio portò al perdono del figlio Enrico, per consentirne la successione in Geraci, attraverso la conversione della condanna in unammenda di 3600 lire barcellonesi, con il conseguente aggravio delle finanze del marchesato. La scelta politica della monarchia fu dunque quella di abbassare il peso dello stato di Geraci, a favore di altri potentati vassallatici, generalmente più malleabili per il potere aragonese, perché in fase di ascesa sociale, come i de Luna, Moncada e Branciforte. Altro ceto sociale favorito dal re fu quello delle grandi famiglie del patriziato urbano, generalmente dedite alle attività finanziarie e commerciali, come i De Benedictis uccisori di Alfonso Ventimiglia, i Beccadelli di Bologna, gli Alliata, Aiutamicristo, Leofante ecc.

Enrico, il nuovo marchese di Geraci, daltro canto, nel 1482 fu privato delle prerogative giudiziarie nella sua signoria – il cosiddetto mero e misto impero - fonti di prestigio signorile ma anche di importanti rendite. Di conseguenza un nutrito corpo di algoziri regi – alguaciles, commissari di polizia – invadeva lo stato di Geraci, arrestando o minacciando ricchi e poveri sudditi per tasse arretrate non pagate, non escludendo dalle minacce gli stessi funzionari marchionali.

Nel 1484 la folla di Castelbuono, capeggiata dal sarto mastro Nicolò, con minacce e insulti allontanò lennesimo commissario regio, mentre il marchese fu obbligato a versare 10.000 fiorini doro per la dote della zia Raimondetta, despina di Arta, alla famiglia di Tocco.

Nel 1485 giungeva a compimento il disegno monarchico: per un duello sostenuto nel giugno del 1481 – senza conseguenze cruente – il marchese di Geraci fu incriminato per lesa maestà, in base a una norma resa esecutiva in Sicilia soltanto nel marzo del medesimo 1485.

Enrico fu privato del suo stato, del titolo di conte-marchese di Geraci e di quello di Grande Ammiraglio, nonché condannato alla deportazione nellisola di Malta. Lex-marchese di Geraci si rifugiava prima dallo zio Ferrante dAragona, re di Napoli, poi a Ferrara dalla cugina Eleonora dAragona, moglie di Ercole dEste.

Il marchesato di Geraci fu così sottoposto al regio demanio, i funzionari regi occuparono i palazzi marchionali in Cefalù, Geraci e Castelbuono, distruggendo le pergamene dellarchivio marchionale, saccheggiando tesori, arredi, preziosi, dipinti e opere darte.

Il marchesato fu restituito al figlio Filippo, vivente ancora il padre in Ferrara, soltanto l11 ottobre 1490, con lordine di esecuzione del successivo 18 luglio 1491, in cambio di una composizione di 15.000 fiorini doro, ma leffettivo rientro del piccolo Filippo, con la madre Eleonora de Luna, avvenne solo dopo la morte di Enrico, nel 1494.

                                     

2. Localizzazione e geografia

La contea si estendeva dai Nebrodi alla costa tirrenica. Questa è unarea caratterizzata da banchi rocciosi calcarei dal tipico colore rossastro e da importanti cavità naturali anche di notevoli dimensioni la maggiore profondità carsica siciliana è labisso del Vento a Isnello il cui pozzo più profondo supera i 90 metri, nonché da notevoli zone boschive. Lurbanizzazione è maggiore allinterno, anche se non mancano grossi centri sulla costa, come Cefalù. Larea di Termini Imerese e quella di Castel Belici furono tra le maggiori produttrici agricole, in particolare per la cerealicoltura.

Il dominio nebrodense dei Ventimiglia nel XIV secolo è segnato da una forte omogeneità geografica e da una notevole differenziazione delle basi produttive: un massiccio montuoso intersecato da numerose valli, digradante a Ovest e a Sud su zone alto-medio collinari, permette limpianto di colture granarie estensive, di pascoli e di ricche risorse boschive. Gli abitati, tutti in posizione eminente, hanno lo sbocco naturale nelle marine di Roccella, Tusa e Caronia. Le esportazioni granarie a medio raggio dei domini dei Ventimiglia sono possibili dal grande scalo di Termini; qui i conti di Geraci possedevano magazzini portuali. Il controllo delle vie di accesso al massiccio dei Nebrodi era garantito da abitati incastellati come Pollina, Tusa e Caronia, su alte rupi a guardia della costa, mentre una catena di fortezze e torri più interne, come Collesano, Gratteri, Isnello, Castelbuono, S. Mauro, Castelluzzo, Pettineo e Migaido dominava le valli con i territori boschivi e granari dellimmediato entroterra. Ai centri demici più interni, Caltavuturo, Geraci, le Petralie, Gangi e Sperlinga, facevano capo vastissimi territori digradanti verso Sud, con i feudi granari le masserie fortificate di Resuttano, Regiovanni, Casalgiordano, Bordonaro, Garbintauli Verbumcaudo, Raulica, Artesina, Belici, Raxafica e Rachilebbi.

Il segreto, la ragion dessere e la spinta dinamica di lunga durata storica della contea di Geraci sono fattori saldati allincrociarsi sul suo territorio dei due principali assi viari, commerciali e strategico-militari, che attraversavano la Sicilia di ancien régime. Uno fu la via del grano - già descritta da Cicerone - afferente alla zona compresa fra la fiumara di Tusa - limes fra Sicilia ultra Salsum e citra Salsum - e il fiume Salso medesimo. Via maestra che consentiva alle grandi produzioni granarie dellinterno dellisola di accedere ai porti tirrenici desportazione. Laltro fu la via Messina-Montagna: la vitalità dellimportante asse viario Palermo-Messina, attraversante i Nebrodi, e di conseguenza il ruolo nevralgico di questo territorio, è documentato dalla Magna Via Francigena che da Castronovo e Termini si spingeva a Polizzi e alle Petralie - occupate dai Ventimiglia nel 1258 -. Questa direttrice fu un fondamentale itinerarium peregrinorum della Sicilia centro-occidentale risalente al XII secolo. Altra stazione fondamentale della Palermo-Messina fu il castello di Sperlinga, occupato dai Ventimiglia nel 1324.

Allinterno del territorio di Sperlinga e Nicosia - città demaniale questultima dove i conti di Geraci tenevano un palazzo turrito - nel versante meridionale dei Nebrodi, alla particolare struttura geomorfologica del territorio - caratterizzato dal potente affiorare di banconi quarzarenitici del flysh numidico, facilmente erodibile e lavorabile dalluomo - si associa, inoltre, una serie di fenomeni tettonici che ha causato linnalzamento della roccia e che ha creato luoghi alti, facilmente escavabili e sicuri per gli insediamenti. Qui i Ventimiglia nel Trecento ricostruiscono e potenziano il castrum di Sperlinga, fortificazione già depoca bizantina.

In questarea, attraversata da una maglia capillare di" piste armentizie”, i tracciati delle antiche trazzere si ramificavano per raggiungere Catania ad est e Messina a Nord lungo direttrici di traffico di lunga durata che collegavano già in epoca antica il centro dellisola con le aree costiere. Unulteriore stazione della via Messina-Montagna fu costituita del castello di Tavi, "imponente fortezza" secondo il geografo Edrisi, che controllava le ricche fonti del fiume Dittaino, detenuto dai Ventimiglia dal 1393. Già dai primi decenni del Trecento, tuttavia, per il matrimonio di Francesco I con Margherita de Esculo, i Ventimiglia controllarono quote signorili del patrimonio degli Esculo - o ne furono signori feudali - nel castello di origine bizantina di Bozzetta/Guzzetta, facente parte del sistema fortificato di Tavi e nel feudo di Artesina, membro della baronia di Gangi e poi di quella di Regiovanni, sito nei pressi di Nicosia. I Ventimiglia nel 1396 dovettero rinunciare alla capitania di Nicosia ma restarono saldamente inseriti nel tessuto sociale cittadino come testimoniato, tra laltro, dai quattrocenteschi scudi araldici dei conti di Geraci dipinti sulle capriate della cattedrale nicosiana di S. Nicolò.

Il territorio occupato dalla contea fu di media ampiezza, quasi certamente nella sua massima estensione dovette essere il maggiore feudo siciliano, comprendendo unampia porzione del Vallo di Mazara e non solo. Esso includeva la città e i territori di Geraci Siculo, Collesano, Petralia Soprana e Petralia Sottana Gratteri, e parti di Cefalù e di Termini Imerese, Castelbuono, Caronia con relativi feudi della foresta e tonnara, Tusa, Fisauli, Roccella, Capizzi, Pettineo, Sperlinga dallanno 1324 comprendente Cacchiamo attuale frazione di Calascibetta, Montemaggiore Belsito, Resuttano con relativo cotonificio fondato da Francesco I, Migaido, Castel di Lucio, Belici, San Mauro Castelverde, Isnello dallanno 1377, Cristia, SantAngelo Bonvicino e Caltavuturo. Termini e Cefalù mantenevano una loro autonomia amministrativa, tuttavia determinate aree definite partes erano state nel tempo infeudate al conte di Geraci. Sotto Francesco II Ventimiglia, e per parte del Quattrocento, Termini e Cefalù ricaddero anche formalmente sotto la signoria dei conti di Geraci. Termini, con terra e castello fu a loro infeudata il 10 novembre 1367, nello stesso anno dellacquisizione della contermine baronia - con castello, tonnara e rendite sulle esportazioni granarie - di San Nicola lArena da parte di Francesco II. Oltre alla importante città di Polizzi Generosa, popolosa capitale dei Nebrodi, sotto la formale e sostanziale signoria dei Ventimiglia dal 1356.

La sola baronia di Caronia - appannaggio e dote della regina di Sicilia in epoca federiciana - fu composta da 24 feudi, ricchi di boschi - estesi sino a Capizzi e Cerami - e relativa cacciagione, con produzioni di carbone e manna destinate allesportazione.